venerdì 8 maggio 2009

Il restauro del Castello di Bontzida


Nell'anno 1944 le truppe tedesche hanno spodestato i antichi proprietari del Castello di Botzina per usare il castello come ospedale militare. Le truppe tedesche in rittiro poi hanno saccheggiato, distrutto e incendiato il castello. Allora bruccio l mobiliero , la pinacoteca, la biblioteca. Un motivo della furia tedesca era anche il fatto che l'ultimo padrone del castello Banffy Miklos iniziò una negociazione tra Ungheria e Romania purchè tutte due cambino fronto e opporsi alla Germania, cosi il saccheggiod el castello era una vendetta indirizzata al conte.
In una parte ancora in funzione del palzzo il sistema communista installò la CAP , la coperativcva agricola. La nazionalizazone e la amncanza di qualsiasi ristrutturazione portarono il palazzo in condizioni di forte degrado, i mattoni furon usati da abitani per costruire le proprie abbitazioni, i alberi del parco furono usati come legna per fare fuoco. Il Museo delle Belle Arti di cluj riusci a salvare le statue del bello parco barocco. Là si trovano tuttora.

Dopo il crollo del regime communista commincio la ristruturazione del castello. Un passo decissivo in questo senso fu l'accordo sottoscritto dal Ministro della Cultura di Romania, l"Institute of Historic Building Conservation" dalla Gran Bretagn e l'Ufficcio per la protezione del Patrimonio Culturale di Ungheria. I lavori di ristauro avvennerò sotto l'Alto Patronato del Principe Carlo Windsorr, Principe di Galles. Lui visitò varie volte il cantiere di ristauro. Il ristauro condotto dalla fondazione Transilvanian Trust fu premiato dall'Unione Europea con il premio "Europa Nostra".
Oggi è un punto di interesse, si organizzano festivalli medioevali e scuole di restauro. Per chi conosce il romanzo Dio misurò il tuo regno di Bannffy Miklos, grand parte dell'azione si svolge qui, nel castello di Banffy.

Il Castello Banffy di Bontzida


La famiglia nobiliare Bannfy ricevette dall'Imperatore Sigismondo di Lussemburgo il dominio di Bontida (si pronuncia Botzida) una trentina kilometri di Cluj. Banffy Denes (1638-1674), signore di Cluj e consigliere del principe di Transivania Apafi Mihaly fu quello che comminciò la costruzione del castello attuale, sotto la supervisione dell'architetto italiano Agostino Serena. La prima costruzione era una fortificazione con quatro bastioni con un'alta torre all'entrata e con un ampio giardino nel sud del palazzo.
Il suo erede omonimo, Banffy Denes, cominciò la ricostruzione del castello nel 1745 in stile barocco austriaco, seguendo i progetti dell'architetto vienese Joseph Emmanuel Fischer von Erlach.
Furono creati nuovi palazzi, e l'insieme assunse la forma ad U, aggiungendo anche il parco di divertimento sul Somes sempre in stille barocco con laghi, sentieri, statue e fontane.
Nel 1820 Banffy Jozsef dimolì la torre d'entrata, e fece alzare dall'architetto
Antal Kagerbauer una nuova ala del palazzo modellando il parco e rinunciano ai severi tratti barocchi mutandoli in ambienti romantici, liberi con l'aggiunta di un giardino all'inglese;
Sempre allora lo scultore Johann Nachtigall creò un ciclo di grandiose statue ispirate alle Metamorfosi di Ovidio che ornavano la porta.
Alla fine del XIX secolo il castello di Bontzida aveva un aspetto mirabile ed alcuni lo chiamavano la Versailles della Transilvania (ma seconodo me era molto più bello di Versailles).

I Palazzoni zingari di Huedin



Viaggiando per le strade della Transilvania e della Romania ci si imbatte in costruzione fiabesche;
Pagode, Castelli, residenze principesche spesso ancora in costruzione o incomplete, con stili indefiniti orientaleggianti, ma spesso in un mix che raggiuge una sua personalità.
Sono le residenze degli Zingari (mi dicono). Qualcuno insinua che non hanno le fondamenta (ma d'altronde come non capirli forse sperano di poterle trasferire nei loro spostamenti).
Ma tali costruzioni risultano assolutamente interessanti, non solo una curiosità, ma una sfida.
Meraviglia nella meraviglia tali ville incorporano nelle loro struture materiali riciclati, e se qualche volta gli elementi possono risultare stridenti tuttavia la visione d'insieme risulta armoniosa e lo stile gradevole ed interesante.
Si possono trovare ovunque ma alcune delle più vistose sono appunto sulla strada statale tra Varadino e Cluj/Kolozsvar, al livello di Huedin/Banfihunyad.
L'insieme di tali dimore alcuni le hanno classificate come sinfonia, altri le mettono nella categoria del kitsch.
Come già detto Io le considero un prodotto tipico della fantasia zingara che fa onore a quel popolo bistrattato ed un contributo innovativo ed originale all'architettura moderna.

giovedì 7 maggio 2009

Romafest

In ogni ano si organizza a Taru Mures/Marosvasarhely un festival di muzica zingara. Mi piace questo nome perchè mi ricorda della melodia "Che colpa ne hi, il mio cuore è un zingaro e va" ricorda la libertà tradizionale del popolo zingaro che non s lascia incatenato ad ogni costo delle vanita del mondo sedentario. Quanta passione! Sono fantastici! Il gruppo di canti e danze folcloriche zingare Romafest, originario di Marosvasarhely ha fato anche spettacoli in Giappone e altrove in Europa.




Questo è il loro sito
http://www.romafest.com/

mercoledì 6 maggio 2009

La leggenda del Lago Santa Anna



Tanto tempo fa, nella foresta regnava solo l'eternità. Gli alberi cresevano alti fino al cielo dopo centinaia d'anni invecchiavano cadevano si sfaldavano, nel loro posto crescevano altri alberi, la terra diventò morbida sotto i passi di quiunque l'avesse disturbato. Ma non c'era nessuno a disturbarlo. In quei tempi le fate abitavano tutta la terra e anche le acque del lago che non fu mai disturbato dal passo del'uomo. Le fatine giocavano tutto il giorno con pesci e rane nel lago, siedevano nei calici dei fiori e si pettinavano i lunghi capelli; il reuccio verde delle acque sonnechiava su una coperta di alghe, le cigale e gli uccelli imparavano a cantare dalle fatine.
Ma un giorno l'uomo scoprì questo posto bellissimo e tranquillo, gli piacque, e come avrebbe otuto non piacergli, e decise di construire qui una chiesetta. La chiesa divento un luogo di pelegrinaggio, qui arrivavano malati, peccatori per ritrovare la pace dell'anima, e il suono della campanna risuonava facendo eco con le montagne.
Allora comminciò l'incubo per le fatine che non sopportavano il suono delle campane, si nascondevano nel profondo del lago e uscivano solo di sera. Per dispetto prendevano in giro i monaci che passeggiavano accanto al lago. Poi si nascosero in un'altro lago che lo coprivano con un grosso stratto di alghe verdi ma anche cosi la campanna gli distruggeva la tranquillità.
Nella valle vicina al lago una sera un gulyas (mandriano) pascolava le sue mucche. Accesse un fuoco per scaldarsi quando senti il grido da un torro dalla direzione del lago, andò a vedere cos'è successo ma non trovo nulla. Invece affondo fino alle ginocchia in fango e torno verso il suo fuoco dicendo tante quelle parolacce. Grande gli fu la meraviglia quando vide vicino al suo fuoco il re del lago, con barba di muschio e pelle coperta di alghe. Il gulyas aveva sentito tante storie sulle fate che si rallegrò molto di incontrare qualciuno: - Cosa mi hai portato? - Oro e argento -E cosa devo darti in cambio?-chiese. -Devi prendere la campanna della chiesa e buttarlo nel lago là dove cresce quel pino rosso che arriva fino al cielo.
Un giorno chiesero ad un contadino romeno di rubare per loro la campana. Questo lo fece, loro gli diedero in cambio due sacchi di oro e perche i sacchi erano pessanti cambiarono il disgraziato in bue, cosi le poteva portare. Grande fu la meraviglia dei monaci che non avevano più campana e le nuove campane non vuolevano suonare. Allora il prete fece un sogno, gli apparve Maria la vergine e gli disse che la campanna doveva essere ripresa dal fondo del lago. Ma i giovanni che provavano ad immergersi nel lago non tornavano più, fin a quando una fatina, la piu bella non si innamorò di un giovane szekely e lo sposò. Il loro figlio riuscì nell'impresa e riportò la campana dal fondo del lago alla chiesetta, ma con ciò il mondo delle fate sparì.
Ma chi sa, forse non è scomparso del tutto.


Il lago Santa Anna è un lago di origine vulcanica. Siamo andati una volta con pulmann partendo da Miercurea Ciuc e un'altra volta da Miercuerea Ciuc a Tusnad con il treno poi a piedi tra foreste siamo andati al lago. Il 26 agosto ci sono le feste di Sant'Anna.

La leggenda dell Lago Rosso




Si dice che qui viveva una volta una ragazza molto bella, chiamata Eszter, con capelli neri , ochi verdi e un corpo di sogno. In una matina di luglio e andata alla fiera in Gyergyo (Gheorgheni) dove incontro un bello ragazzo. Lui era cosi forte che poteva uccidere un orso con le mani, ed er il piu bravo anche nel scolpire il legno e costruire una casa. I due giovani si inamorarono. Lui gli compro là nella fiera un dolcetto di miele con lo spiechietto e una sciarpa azzura, poi la chiese in sposa . Purtropo poco tempo dopo lui doveva andare in armata, in guerra. Lei lo aspettava, soognava di lui era molto felice quando passeggiava nella foresta di abeti vicino al fiumiciattolo guardando il tramonto. Dalla sua nostalgia di amore si comossero anche i monti. Ma succede allora che un ladro rapi la ragazza. Voleva forzarla di essere la sua. Lei si opponeva. Lui diventava ancora piu agressivo. Allora lei chiese aiuto dali monti muti attorno a se. Egli monti rispossero. Si senti un tremendo rumore, si scosse tutto attorno e commincio una pioggia di pietre. La fanciulla, il bandito , e anche il pastore che pascolava la gregge furono seppelitti tutti sotto la frana. E nella mattina dopo nel posto del fiumiciatoo apparve il Lago Rosso o il Lago Criminale (Gyilkosto). La gente del paese osservò che il coloreverde del lago ha il colore degli occhi della ragazza.
Infatti il lago è formato in seguito a una frana. Ci s arriva con mezzi propri da Gheorgheno salendo sugli serpeggianti. MOlto vicino si trovano le gole di Bicaz.

La leggenda del Olt e del Mures


Tantissimi anni fa, su una grande rupe inaccessibile dei Carpazi orientali, nele montagne di Hasmas, c’era un vecchio castello con due torri. Vi abitava un giovane Re, con la sua bellissima moglie, la fata Tarko e con due figli gemelli, essi vivevano felici. Un giorno il re dovette andare in guerra e la fata Tarko e i bimbi ogni giorno aspettavavano il suo ritorno, ma passarono gli anni, il re non tornava, si sentiva che fosse esiliato al Pontus Euxinus. I due gemelli decisero di andare per cercarlo. La mamma disse che bensi lei volesse che loro trovassero il loro padre ma nello stesso tempo li voleva avere sempre vicino. Decise di trasformargli in fiumi pregandoli solo di rimanere sempre assieme. I fratelli promisero ma quando la madre pronunciò la parola magica i fratelli si contradissero e uscirono dal castello, uno dalla torre sud, l’altro dal torre nord e presero direzioni opposte. Olt irruento e sventato per natura, spronò il suo cavallo verso mezzogiorno, verso il sole e la luce. Mures, tranquillo si diresse verso mezzanotte. Poco dopo, però sia Mures che Olt cominciarono a sentirsi tristi senza il fratello e ambedue girarono il cavallo per cercare di rincontrarsi, ma non ci riuscirono ed ognuno continuò il proprio cammino. Quando l’Olt rattristato perse ogni speranza a ritrovare i suoi cari vide un largo fiume e non gli veniva a credere quando dalle onde senti la voce del suo fratello, "Fratello mio, vieni!, questo grande fiume ci portera al nostro padre" L’Olt si buttò e i due fratelli finalmente trovarono l’accordo tra le sponde del Danubio e ritrovarono il padre al Mar Nero e portandogli il mesaggio di amore della loro mamma

Tappeti orientali



Fuori dal mondo musulmano, la più ricca collezione di tappeti orientali del mondo ottomano si trova in Transilvania, nelle chiese evangheliche e protestanti in genere. Gli possiamo trovvare nella Chiesa Nera di Brasov, nella chiesa di Sighisoara etc.
Alberto Boralevi e Ionesco Stefano specialisti nell’antiquariato e restauro dei tappeti e tessili antichi da almeno tre generazioni approffondiscono questo argomento, oltre ad organizzare viaggi ab tema ogni anno in Romania. Un'interessante riscoperta del patrimonio culturale artistico della Tansilvania che rivaluta appunto il temp del periodo ottomano, tanto diffamato nei libri scolastici di storia. Per me è un scoperta originale.
http://www.transylvanianrugs.com/

martedì 5 maggio 2009

Petofi e Giulia, amore a prima vista, Castello degli Karolyi, Carei



In questo bello castello neoromantico della famiglia nobiliare Karolyi si sono conosciuti Petofi Sandor con la sau moglie Szendrei Julia. Era una serata di ballo e Petofi s'innamorò subito perdutamente di lei. Lei invece diceva a sua amica che non gli piace di lui perchè la guarda con troppa passione ma in realtà gli piaceva ma voleva metterlo alla prova. Petofi Sandor chiese la mano di Giulia ma al padre di Julia non piaceva Petofi Sandor perchè era troppo boemo, un'attore, un'artista. Allora Petofi andò a Debrecen e per dispetto chiese la mano di una attrice. Allora Giulia riusci a convingere il suo padre che lei non vuole nessun altro marito che Sandor. Un anno dopo i sono sposati e la prima notte lo passarono a Baia Mare/Nagybanya in una locanda che ancora oggi si riccorda di questo grande bello evento.
Voi, acacie di questo giardino...
Voi acacie di questo giardino,
alberi di dolce memoria,
ciascuno dei vostri rami
è tanto caro al mio cuore.
Diletti alberi, salve!
Siate benedetti
e benedetto sia anche colui che vi piantò.

Abbondante scenda su voi
benedizione di rugiada e di sole:
lieti canori uccelli tremolino
sui vostri rami; eterna duri la primavera
tra le vostre versi chiome;
ché la vstra vita
sia bella come la mia.

Sotto questi alberi vidi
per la prima volta la mia diletta;
di ques'acacie all'ombra
sedette rimpetto a me;
qui avenne che dal suo occhio
una scintilla d'amore
volò nel mio cuore.

Ricordo anche l'ora; e come non ricorderei,
nonostante il tempo da allora trascorso;
ricordo l'ora in cui accese
l'aurora del mio amore.
Un'aurora che non ha mai abbellito il cielo.

Quel alba si è tramutata in meriggio,
meno romantico forse, ma più pieno di ardore.
Verrà (e quando?) anceh il tramonto del mio amore?

Oh non temere, adorata donna del mio cuore!
Giungeremo al crepusculo, ma molto innanzi.
Se verrà, verrà per stendere sul nostro volto
una bella coltre dorata e quando
ci porranno sotterra, il nostro amore trasformato in una stella, brillerà
sulla nostra verdeggiante tomba
nell'azzuro cupo della notte.

A Coltau/Kolto da dove proveniva Julia c'è una statua che presenta i due innamorati. La luna di miele lo passaronò al castello di Ardud/Erdod di cui oggi sono rimasti solo i ruderi. Poi ci sono molte altre città che riccordano il poeta. Purtroppo Sandor morl due anni dopo lo sposalizio nelle battaglie nella Rivoluzine di 1848 vicino a Sighisoara.

Altri poeti e autori ungheresi della Transilvania . Ady Endre, Remenyik Sandor, Aprily Lajos, Dsida Jeno, Remenyik Sandor, Jannus Pannonius, Juhasz Gyula, Wass Albert, Arany Janos, Tamasi Aron, Benedek Elek etc.

Petofi Sandor: Poesie di amore e di libertà

SE ALBERO FOSSI, poesia di Petofi Sandor

Sarò albero, se sarai suo fiore.
Se tu sarai rugiada io fiore sarò.
Sarò rugiada se tu sarai raggio di sole…
Mi basta che siamo una cosa sola.
Se, fanciulla, tu sarai il paradiso:
Allora io diventerò una stella,
Se, fanciulla, tu sarai l'inferno: (per
Unirci) io sarò dannato.

NON FU MAI INNAMORATO CHI DICE , Petofi Sandor
traduzione Stefano Markus e Silvia Rho

Non fu mai innamorato chi dice che l'amore
è una schiavitù; l'amore dà le ali e non catene:
anhce a me ha dato nuove ali.
Nessun uccello ha le ali simili a quelle
che l'amore ci fa spuntare. Alato cosi mi sembra anche troppo facile
sorvolare la terra.

Ascendo al giardino degli angeli,
su nei cieli, in un attimo per fare
una ghirlanda di stelle
con fiammeggianti rose del firmamenteo,

Ora mi avvolge fulgoe celeste, ora mi copre
infernale buio. Volo e per un istante intravvedo
Dio e paradiso; inferno e diavolo

Quando le mie ali si dispiegano,
tempo e spazio non esistoo più;
dalla creazione alla fine del mondo
dura il mio volo. E liberandomi cosi
tra cielo e l'inferno, pene e beatitudini
io e provo tutte in un baleno.

VORREI ABBANDONARE (1846)

Vorrei abbandonare questo mondo.
Tra i suoi splendori scorgo
tante acchie oscure.
Vorrei andare in una selva selvaggia
dove non fosse nessuno, nessuno.
Ascolerei lo stormir delle fronde,
il fruscio dei ruscelli
ed il canto degli uccelli.
Guaredrei l'errante schiera delle nubu.
Guarderei il sorgere e il calar del sole,
sin che alla fine
tramonterei anch'io

Del volumetto Nuvole. Alla traduzione tedesca di questa lirica di Petofi il futuro filosofo Friedrich Nietzsche, da giovane compose le note musicali.

LIBERTA

O libertà, concedici che alfine
ti si miri negli occhi.
Noi t'abbiamo aspettato tanto tempo
e le anime nostre nella notte,
ti cercavano errando come spettri.
...............
Ma perché. Libertà. pallido hai il volto?
è il ricordo di ciò che tu hai sofferto?
O forse non abbiamo ancora agito
molto per te?
O temi forse il tuo avvenire stesso?
No. non temere: ti difenderemo!

Re Csaba e la Via stellare degli eserciti

La leggenda dice che i Szekelyi sono discendenti degli unni. Il figlio di Atilla, Csaba, li lasciò qui, e promise che sarebbe tornato ad aiutarli quando ce ne fosse stato bisogno. In effetti era tornato dopo 10-20 anni per aiutarli nelle battaglie. Ma quando 200 anni dopo furono attaccati e non speravano di sopravvivere, allora una grande armata condotta da Csaba discese del cielo e si fermò sulle cime delle montagne. Questo fu sufficiente per spaventare i nemici; e la via polverosa che si vede di notte, la Via Lattea, altro non è che la via degli eserciti, per la polvere stellare alzata dai cavalli di Csaba.>

Il velo della sposa (Rachitele/Apuseni)



A un matrimonio una Dragone che teneva sotto il terrore la Valle del Dragana si inamorò dello sposo e lo rubo, lo fecce priggioniero. La sposa stravolta e addolorata decisse di andare a liberare il suo sposo. Le preghiere dei suoi genitori furono in vanno, videro quanto era decissa gli diedereo un'arma e un cavalo alato. Lei percorse tutti i sentieri, tutte le grotte ma non trovo il suo amore. Pianse e si adormento accanto alla foresta. In sogno un folletto, infatti lui era lo spirito della montagna, gli svelo il segreto: che il suo sposo fu transformato in una chicciola e messa nelle acque di Dragan vicino al Mulino dei Dragoni. Cerco la ragazza ma invanno, alla fine il re degli pesci la aiuto, ma non sapevano come transformare la chiocciola nel ragazzo. La fata Alina che stava nel Lago delle Fate messe a prova di fuoco il suo amore e cosi il ragazzo riaparve. Festeggiarono le nozze per tre giorni e tre notti, mangiaron, danzarono, brindarono. Il re dei pesci voleva anche lui fare un brindisi ma il bichiere di vino gli scivolo, il bichiere commincio a rottolare sule rocce e il vino commincio a scorere. Tutti i ospiti si spaventarono di questo segno di malaugurio. Ma Alina diede segno alle sue fatine di comminciare la danza campestre, lei snodo il velo della sposa e la butto sopra il bichiere caduto. In quel momento il velo si transformò in una cascata con acque fresche e spumeggianti. La fata benedi le acque della cascata perche gli inamorati che verrano a bere assieme di questa acqua siano felici nel amore e che restino assieme per tutta la vita. E le nozze continuarono in grande gioia.

La storia di Kadar Katia

C'era una volta in un piccolo paesino a pendici dei Carpazzi un ragazzo ricco e benestante che si inamorò di Kadar Katia. Ma la sua madre non sopportava l'idea che il suo figlio si sposasse con una ragazza piu povera di lei. Lei amava tanto i soldi che il suo cuore era già pietrificato. Il ragazzo invece era decisso di sposare Kadar Kata. La madre allora pensò a una perfida trapola. Mandò via il ragazzo come se fosse per qualche preparativi per il matrimonio e fecce gettare nel lago e anneggare la fanciulla fingendo poi che non ne sapeva nulla. Ma quando il ragazzo tornò senti dal Lago la voce della sua amata Katia che la chiamava "Sono qui amore mio non mi cercare altrove!" Addolorato si buttò anche lui nelle acque del lago. I due giovani furono pescati dalla gente di villagio sconvolti da questa vicenda e volevano seppelirgli assieme. ma la madre di lui ordinò che sian' seppeliti lontano uno dell'altro. Il suo crudele cuore non diventava migliore nemmeno davanti alla morte del suo figlio. Invece in primavera sulle due tombe separate crebbero due arbusti che si abbracciarono sopra le tombe e fiorirono assieme. La madre fecce tagliare i arbusti fioriti e senti dall'oltretomba la maledizione degli inamorati le cui anime erano comunque uniti per eternità. Questa è la storia di Kadar Kata

I bambini di Deva e Bőjte Csaba

Bojte Csaba è un Frate Francescano, che mi riccorda i grandi santi della chiesa. I bambini orfani della Romania erano tanti, conseguenza di politica antiaborto di Ceausecu, ma oramai non importa perchè quancuno doveva curarsi di questi bambini molto poveri. Gli fece scuole.
Il Padre Csaba organizzo il primo sabilimento per accoglienza di questi bambini a Deva, e poi anche in altri posti della Romania.
Alcuni frasi celebri del Padre Csaba, che io lo considero un santo in vita.
"Credo nella vittoria finale dell'amore "
"Chi non crede nella bontà della gente deve solo comminciare a fare qualcosa buono , si meraviglierà di quanti lo seguiranno"
Il loro sito (Fondazione Francescana per Bambini di Deva)
http://www.devaigyerekek.hu/
http://www.magnificat.ro/

Balvanyos:leggende e storia II


Al Castello Balvanyos della famiglia Apor è legata una interessante vicenda.
Quando la famiglia degli Arpad dopo 400 anni di regno, si estinse senza figli, la nobiltà chiamò Venceslao di Boemia a regnare, ma lui non accettò e in sua vece mandò Ottone di Baviera come Re. Ma nel Regno ungherese, anche perchè seguivano le indicazioni della grande nobiltà, nessuno voleva proprio obbedire ad Ottone;
Quindi malgrado che ottone si presentasse ai castelli dei nobili come alle città mostrando che aveva la sacra corona di Santo Stefano nessuno gli dava ascolto e tutti lo snobbavano.
In queste sue defatiganti peregrinazioni Ottone di Baviera arrivò alla fortezza di Balvanyos dove abitava il voivoda transilvano Apor Laszlo.
Per tentare un nuova carta chiese la mano della figlia di Apor, sperando che cosi ricevendo l’appoggio della più importante parte della Ungheria anche gli altri lo avrebbero accettato come Re.
Apor Laszlo invece di dargli la figlia (già promessa al nobile valacco Dragut) lo fece arrestare lo chiuse nella prigione; Lo lasciò libero solo quando Ottone promise di rinunciare al trono ungherese. La corona invece Apor Laszlo la trattiene là a Balvanyos, ma non per se, ma semplicemente a disposizione di un Re meritevole. Questo gesto fece clamore nel mondo cristiano, ma il voivoda transilvano non si lasciò impressionare nè dalla nobiltà nè dalle minacce del Papa. Dopo nove anni quando il re Carlo Roberto Angioino nel frattempo incoronato con una corona di riserva, guadagnò la fiducia della famiglia Apor e degli ungheresi allora il voivoda transilvan gli portò la corona originaria di santo Stefano, non senza aver fatto promettere alcune condizioni a Carlo Roberto.
La fortezza di Balvanyos passò indenne per diversi secoli anche durante il protettorato turco ma come molte alte fortezze di Transilvania conobbe l'onta della conquista e della distruzione ad opera delle truppe "liberatrici" austriache in seguito alla rivolta antiasburgica di Rakoczi Ferencz.

lunedì 4 maggio 2009

Balvanyos:leggenda e storia

Su una rupe nei Carpazzi Orientali si alza una fortezza diroccata, praticamente ci sono solo ruderi. Qui viveva una delle più grandi famiglie nobiliari della Transilvania, la famiglia Apor.

Una leggenda vuole che la fortezza fu costruita dalle Fate e dai Titani. Un giorno una fata raccolse alcuni uomini e li mostrò a suo padre come curiosità. Suo padre le disse di lasciarli liberi perchè gli uomini saranno "i nostri eredi; e quando noi non ci saremo più loro avranno cura del nostro regno"

E non è causale che Balvanyos fu l'ultimo baluardo del paganesimo ungherese. Santo Stefano d'Ungheria organizzò la cristianizzazzione dei ungheresi. L'ultima fortezza dove si sacrificavano animali per il Hadur era Balvanyos. Hadùr ovvero Hadak Ura vuol dire il Signore della Guerra, anticamente un dio del fuoco, figlio dell Padre Oro e Madre Alba: aveva due fratelli il re Sole e il Re Vento. Il Sole abitava nella foresta d'Oro, il Vento nella foresta d'Argento e la Guerra nella foresta di Bronzo, che si trovavano in cima dell'albero della vita; Da qui dall'alto Hadur buttò per terra una spada per Attila. I Szekely discendenti degli unni, per ritornare a Balvanyos.
Dunque Apor Pèter l'ultimo nobile pagano, fedele agli antichi Dei si innamorò della bella Mikò Ilona, e il suo amore non rimasse senza risposta, la fanciulla lo amava altrettanto. Ma i genitori di Ilona non gli permettevano a sposarsi con un pagano. Allora lui, seguendo un rito pagano rapi la fanciulla. La famiglia Mike assediò la fortezza. Ilona pregò Peter di diventare cristiano, cosi metterebbe fine a questa guerra tra la sua famiglia e il suo sposo. Il giovanne infine accettò un compromesso mentre lui sarebbe rimasto pagano e promisse avrebbe accettato che i suoi figli fossero battezzati; Allora l'assedio si trasformò in una festa di nozze.



La ceramica di Korond

Mi piacerebbe trovare a questi mercatini di domenica anche articoli tipici di Transilvania, per esempio le ceramiche di Korond, che secondo me sono una delle cose belle tipiche della Transilvania.

Korond è un paesino nella terra dei szekely conosciuto per le sue ceramiche artigianali con modelli di tulipani, colombe, i colori sono il marine e il verde ma a volte usano anche il rosso e l’azzurro. I fiori, tulipani specialmente che si aprono uno dell’altro rappresentano l’albero della vita. Il mestiere si trasmette di padre in figlio, perciò si trovno fmilie che si occupano solo di ceramica. Spesso si possono visitare i atelieri e vedere il processo di creazione di questi prodotti.Un approffondimento in inglese.

domenica 22 marzo 2009

La porta Nord della Dacia Romana, Moigrad

Siamo a Zalau , nel Nord della Transilvania, judetul (dipartimeno) Salaj

Qui era la porta di Nord della Dacia romana, il Porolissum, il punto massimo dell' estensione dell'Impero Romano. Da dietro del palazzo della polizia si sale molto verso i Monti Mesesului verso Ortelec e si arriva a Moigrad. Ci sono qui anche altre rovine romane, i resti di un anfiteatro. Tutto su una collina lontano dalla città. Una volta all'anno si organizzano giochi romani.
La regione di Moigrad è stata abitata da tempi antichi. A parte Porolissum qui sono stati ritrovati tombe dei principi goti e si presupone che fu uno dei sedi di Athanarico,il principe goto.Nel 1400 la ritroviamo con il nome attuale Moigrad,c eh in slavo significa la mia citta, nome dato probabilmente dal padrone chi l'ha occupato. .

giovedì 15 maggio 2008

Transilvania


Inserisco qui il mio diario di viaggio in Transilvania
Prendiamo il pullman eurolines da Milano ad Arad. Arrivati ad Arad cambiamo gli euro e prendiamo un taxi. I taxi affidabili hanno scritto sopra il nome della ditta, il prezzo al chilometro (1,5-1,8 RON per km) e accendono il cronometro quando si sale. Ero troppo sospettosa all’inizio ma abbassando la guardia mi sono sentito bene. Infatti nessuno ha provato ad imbrogliarci in questa escursione.
Abbiamo dormito una notte nell’albergo Ardealul in pieno centro, che si vantava con il fatto che qui hanno fatto concerti Strauss, Brams e Liszt. Ora è un albergo a due stelle, con il tappeto rosso lungo le scale; vuol mantenere l’antica atmosfera. Vicino all’albergo c’era un negozietto aperto 24 ore su 24, molto utile. Dopo che ci siamo sistemati e mangiato bene abbiamo fatto una passeggiata fino alla Piazza della Riconciliazione, che non è la più bella della città ma che ha dà il ruolo storico di questa città di frontiera. E proprio qui ad Arad il 6 ottobre 1849 furono uccisi i 13 generali ungheresi sconfitti, mentre gli austriaci brindavano con le birre. In memoria di ciò gli ungheresi alzarono una statua della libertà e non brindano più con la birra. Abbiamo passeggiato in centro , abbiamo vista la chiesa cattolica, un parco dei bambini, la chiesa rosa protestante. Arad è una bella città con un’atmosfera austro-ungarica anche se a volte i segni di trascuratezza ci deludono. Abbiamo passeggiato sul lungo fiume Mures. In parte il nostro viaggio ha seguito la valle del Mures. Siamo usciti per la cena e poi una passeggiata notturna nel centro città. Eh si, Cenerentola di notte era proprio fascinosa!
Dopo la colazione siamo andati a prendere il treno. In Romania tra due città anche vicine non ci sono che 2-3 treni al giorno. Scendiamo a Deva, ai piedi di una collina vulcanica sulla quale si trovano le rovine della fortezza di Deva. Quella fortezza fu alzata dalle fate, cosi dice il Castello nei Carpazi di Jules Verne, ma ma un'esplosione nel 1849 la fece diventare un mucchio di rovine. Adesso è in ristrutturazione.
Un pulmino ci porta a Hunedoara. Tutto il paesaggio è deturpato dalle rovine ingombranti di bruttissimi fornelli arrugginiti della vecchia fabbrica siderurgica. Queste sono le pesanti eredità di 50 anni del Comunismo. Ma la vista del castello merita la fatica di sopportare la vista della fabbrica perché il castello degli Hunyadi di Hunedoara è fiabesco, è cosi bello che sembra irreale. Un vero castello gotico con due torri asimmetriche, ponte levatoio compreso.
Il più celebre personaggio che abitò il castello fu appunto Hunyadi Iancu, detto il Cavaliere Bianco. Lui, il padrone del castello ci saluta dalla cappella del suo castello. Ha begli occhi azzurri e all’inizio del Quattrocento fu uno dei massimi governatori della Transilvania e un grande cavaliere di ventura. La battaglia che lo rese celebre fu quella di Belgrado, dove sbaragliò inaspettatamente i turchi liberando Belgrado. Solo che a seguito delle ferite morì poco dopo la battaglia. Si dice che le campane suonano il mezzogiorno per ricordare la sua vittoria. Ebbe due figli, il re Mattia Corvino e Hunyadi Laszlo. Il suo consigliere era un frate francescano Capestrano, che lottò assieme con lui a Belgrado. Nel palazzo c’è la sua stanza. C’è anche la sala del consiglio con colonne gotiche molto suggestiva.
Nel castello c'era un'esposizione, molto interessante con i resti archeologici trovati tra il Mures e il Danubio ed abbiamo scoperto che qui c’erano forme di scrittura pre-fenicee che attestano che nella valle del Danubio c’era una cultura fiorente intorno a 5000 anni fa, mille anni prima delle Piramidi.
Compriamo qualche ricordo dal castello poi andiamo verso la stazione. Prendiamo il pullman per Alba Iulia Il paesaggio è bello, campi di girasole che fanno da cornice alle alte colline e montagne, ogni tanto si vede il Mures. L’autista dimentica semplicemente di fermarsi ad Alba Iulia, quando ci accorgiamo che ormai stiamo lasciando la città lo facciamo tornare indietro; ma ci scarica in una fermata dell’autobus e ci dice di andare con quello in centro.
Alba Iulia fu la capitale politica della Transilvania dal 1526 al 1700 e questi 170 anni furono i più felici e fiorenti per la Transilvania perché era una nazione autonoma e per questo io volevo vedere quella capitale. Poche cose ricordano la passata grandezza, se non la fila di qualche kilometro per entrare in città. La città non è un granché. La cittadella è bella, pulita ma niente di quella diabolica libertà di quella capitale ribelle a tutti i grandi poteri Occidentali.
Di veramente antico e ben conservato rimane solo la bella chiesa romanico-gotica, c’è anche l’arcivescovado romano-cattolico, l’antico palazzo principesco che ricorda il periodo del principato autonomo. Nella chiesa ci sono i sarcofagi di alcuni dei grandi principi. Giovanni Hunyadi dal cui castello stiamo venendo (sul sarcofago è scolpita proprio la battaglia di Belgrado), Sigismondo, il principe unitariano che decretò la libertà religiosa, sua madre la regina Isabella.
Due grandi palazzi classicheggianti con statue e la chiesa ortodossa dell’Incoronazione ricordano che il 1 dicembre 1918 la Transilvania si unì alla Romania e re Michele fu incoronato re della Grande Romania qui in Alba Iulia. Infatti Alba Julia è un po’ la capitale storica e nascosta dalla Romania.
Con il primo treno arriviamo a Cluj- Napoca o Kolozsvar o Klausenburg o come volete voi, capitale culturale di Transilvania. Ci aspetta un’amica, Rosy, che ci fa trovare una cena di piatti tipici: brodo, verza alla Cluj e un dolcetto di ricotta con uovo uva spina e pasta, il Vargabeles, palinka, vino bollito, birra e pane fatto in casa dalla sua mamma.
Il terzo giorno lo dedichiamo a questa città. Cominciamo con la bella chiesa gotica San Michele. Davanti alla chiesa si trova la statua equestre di re Mattia Corvino figlio di Hunyadi, non lontano troviamo la casa dove è nato. I romeni sono orgogliosi che il nonno di re Mattia fosse romeno. Per gli ungheresi lui è IL RE per eccellenza. Molte favole ungheresi hanno come personaggio Mattia che è il re accorto, saggio, valoroso e amante della giustizia; un po’ un Salomone Ungherese. Si dice che spesso si travestiva da soldato, studente o da povero. Così vedeva come si comportavano i ricchi e chi gestiva il potere, punendo gli immeritevoli, gli arroganti e gli sfruttatori.
Sotto il suo regno l’Ungheria raggiunse la massima espansione ed egli arrivò ad aspirare a divenire imperatore del Sacro Romano impero ma solo la morte prematura glielo impedì; amava la cultura italiana e introdusse l’umanesimo in Ungheria; amava molto i libri e l’arte.
La piazza di Mattia è circondata da bei palazzi, negozi e ristoranti. In una piazza vicina abbiamo visitato la chiesa ortodossa che ha una bella iconostasi, un’altra chiesa gotica senza torre, protestante, davanti la statua trecentesca di San Giorgio che uccide il drago, l’Università Babes Bolyai. Cluj è prima di tutto una città universitaria.
Dall’università siamo saliti verso il cimitero monumentale Hazsongardi, cimitero piuttosto sereno, e il giardino botanico. Il pomeriggio siamo saliti sulla collina Cetatuia, il punto panoramico della città. Cluj è una città carina.
Nel quarto giorno abbiamo preso in noleggio una Ford Fiesta e siamo partiti verso Sovata.
Siamo usciti da Cluj. Si poteva andare molto veloce fino a Turda. A Turda abbiamo visitato la chiesa gotica protestante con una lunga torre. I soli ornamenti dentro sono le tovaglie con ricami tipici della zona con filo rosso molto spesso e motivi floreali. Davanti alla chiesa e al piccolo palazzo principesco ci sono tombe romane.
La chiesa cattolica sempre gotica ha una placca che ricorda che In this church è stato dichiarato nel 1568 il diritto della libertà di coscienza. Tanto di capello! Dopo che assaggiamo l'arrosto di Torda proseguiamo verso la terra dei Szekely.
La loro capitale è stata Marosvasarhely/Targu Mures.
Ci fermiamo proprio nella piazza delle rose, che mi sembra un piccolo gioiello. Il comune ha una elegante torre slanciata, che dà una nota virile all’insieme architettonico composto dal comune e dal palazzo della cultura. Il complesso venne costruito in stille Liberty con il tetto in mosaico di maiolica che abbina il romanticismo con i motivi floreali popolareschi, con un gusto orientaleggiante. L’interno del palazzo della cultura non è meno scenografico, c’è un’atmosfera fiabesca. La stanza più spettacolare è il salone degli specchi con 12 vetrate che come ci spiega la guida raccontano leggende di amore d’oltretomba e tragedie umane dei Szeculi, hanno proprio un grande senso del tragico.
Ci sarebbero anche altre cose da visitare a Targu Mures ma dobbiamo partire perché ci aspetta Sovata.
Sovata è una stazione termale che guarisce da tanti mali e rende fertili. Ha tre laghi salati, il più grande è il lago dell’orso perché ha la forma di una pelle di orso. Ci sistemiamo in piccole cassette di legno, che sembrano le case dei sette nani, con 1 euro /notte/ persona.
Però il tempo non è stato clemente con noi ed il terzo giorno pioveva a dirotto cosi siamo andati a Paraid/Praid a visitare la miniera di sale. La miniera era composta di saloni enormi e altissimi come delle cattedrali; c’era un parco giochi, un museo della miniera e vari negozi di prodotti medicali, cosmetici, un’enoteca e cristalli di sale e sali terapeutici. Infatti qui la gente viene a curarsi con l’aria della salina. In un’altra sala c’erano le panchine, si giocava, ping-pong etc, e poi c’era una piccola chiesa nel fondo della miniera. Era un’interessante atmosfera lunare.
Quando siamo usciti dalla miniera c’era sole. Abbiamo girato un po’ nel paesino, anche per vedere i portali tipici intaglianti nel legno con tulipani e colombe, da assaggiare il kurtos kalaci un dolce tipico. Tornati a Sovata abbiamo fatto il bagno nel Lago dell’Orso.
La sera siamo tornati a Praid al ristorante dove c’era musica dal vivo. con i violini. Abbiamo mangiato involtini e patate con fegato, poi macedonia con la panna e per me a richiesta senza.
Il sesto giorno era nuvoloso e allora siamo andati nella Terra dei Sassoni. I Sassoni sono stati chiamati dal re ungherese Andrea II nel XIII secolo per colonizzare queste terre distrutte da tartari. Loro ricostruirono diverse città e soprattutto delle belle chiese fortificate, molte sono patrimonio dell’umanità (Unesco).
Visitiamo Sighisoara che è patrimonio Unesco perché è tutta una città medioevale. All’entrata una bella ragazza in costume tradizionale sassone ci dà la piantina; era una città divisa in corporazioni e ognuna difendeva un pezzo di mura; facciamo il giro: bastione dei sarti, dei macellai, torre con orologio, chiesa, camera di tortura, casa di nascita di Dracula. Poi saliamo la lunga scalinata coperta e vediamo anche la chiesa sulla collina ornata con tappeti antichi e il cimitero sassone.
Proseguiamo in direzione Sibiu ma ci fermiamo a Biertan, dove si trova la più bella delle chiese fortificate sassoni, a Mediasch. Un affresco di Sankt Margaritekirche, il martirio dei 10.000, penso che faccia riferimento al massacro di sassoni fatto da Vlad Tepes (Dracula) il quale chiamò in Valacchia i commercianti sassoni a una festa e poi li fece impalare.
Vicino a Medias in una stradina collaterale non segnalata, ma chi cerca tesori nascosti la trova, tra due venditori di cavalli abbiamo girato verso un’altra chiesa fortificata Unesco a Wurmloch /Valea Viilor.
Nel tardo pomeriggio arriviamo a Sibiu o Hermannstadt che è stata una delle capitali Sassoni e capitale Europea della cultura nel 2007, l’anno scorso. Purtroppo il Museo Bruckhental è chiuso, non siamo fortunati, sono le 17.00. Ma la chiesa evangelica gotica è aperta ed è molto bella. Torniamo a Sovata.
Nel settimo giorno abbiamo fatto ancora una volta il bagno nel lago salato di Sovata, poi siamo partiti verso Gheorgheni, attraverso la foresta. Sarebbe stato meglio andare nel primo giorno da Sibiu-Brasov-Gheorgheni e non ritornare a Praid perché qui il fondo stradale è un girone infernale. Da Gheorgheni la strada diventa normale e proseguiamo in direzione Lago Rosso. La strada sale continuamente ed è molto serpeggiante facendoci vedere panorami molto belli, fitte foreste di pino.
Dopo un mezz’ora di serpeggianti siamo arrivati al Lago Rosso che rosso non è. In ungherese si chiama Gyilkosto e vuol dire il Lago del crimine ricordando di un stupro che è stato punito da Dio buttando giù la montagna. Infatti è formato da una frana di 200 anni fa, ci sono ancora i tronchi degli alberi della foresta che sono rimasti interi a causa dell’ossido di ferro presente nell’acqua. Il Lago non è grandissimo, si fa il giro in barca con remi, facendo slalom tra i tronchi degli alberi.
Abbiamo preso alloggio nell’albergo proprio sulla collina davanti al Lago, da dove si vedeva uno splendido panorama delle montagne che facevano corona al lago, dietro la casa un campo di fiori e la foresta di pini. Un piccolo paradiso.
Dal Lago, a un km o due sulle strade con serpeggianti molto ripidi, si arriva alle gole di Bicaz, un luogo veramente mozzafiato. Quella selvaggia bellezza è stata per me come una rivelazione. Da allora, quando sono triste, con il cuore in pezzi penso a quel posto, al Lago e alle rocce, alla foresta di pini e sento che il mio cuore è là, a posto.
L’ottavo giorno torniamo a Gheorgheni, guardiamo un po’ una corsa di cavalli e a Lazarea visitiamo l’austero castello, poi proseguiamo verso Borsec.
Borsec è una decadente stazione termale con 12 fontane con acque minerale tutte diverse, circondato da monti e foreste di pino. Ma anche in piena stagione era quasi vuota. Due bimbi zingari di 7 - 8 anni si sono offerti di guidarci alle fontane. Ci hanno raccontato che in una delle case è nato un puledro.. :-) e alla 12sima fontana non volevano portarci perché “ha detto la mamma che là dorme l’orso.” Infatti in certi posti qui sono più numerosi gli orsi che gli uomini. Gli abbiamo comprato i biscotti per sdebitarci. Poi torniamo a Cluj dove lasciamo la machina.
Nono giorno. La mattina presto abbiamo preso il treno in direzione Oradea, (150 km/4-5 ore).
Il treno viaggia in una valle rocciosa con fitte foreste nella vale del fiume Crisul. Scendiamo a Suncuius.
La toilette della stazione è una cosa orrenda come anche quella dei treni. Se andate in Romania specialmente in posti sperduti portatevi la carta igienica. Camminiamo verso la foresta, mi colpisce il profumo di fiori e di piante di bosco sotto la rugiada, secondo me è il profumo del mondo appena creato. Troviamo prugne e mele di foresta, fragoline di bosco e le dividiamo tra di noi.
Passiamo un ponte che si muove tutto sotto i nostri passi. Qualche barca fa rafting, noi facciamo il barbecue e poi visitiamo una grotta, Ungurul Mare. Passeggiando in questo paesaggio sperduto mi sento in una cattedrale gotica costruita dalla natura. Le rocce sono non ripide ma proprio diritte e alte, come se la montagna si fosse spaccata in due.
Decimo giorno: la sera a Oradea siamo attesi per una cena luculliana nuovamente a base di carne, troppa carne.
Oradea è una città carina con una serenità particolare, un centro molto elegante su un fiume calmo e maestoso nel quale si rispecchia. E una zona di sorgenti termali e fonti di acqua minerale. Si dice che la sorgente dell'acqua curativa sgorgò proprio nel posto dove inciampò il cavallo del re Santo Ladislao. Non solo, ma gli apparve anche la Vergine Maria che gli disse di fondare lì una città che Lei avrebbe benedetto. Questa città è Oradea Gran Varadino. Lui è il santo protettore della città (per cattolici naturamente).
Visitiamo la basilica barocca, il palazzo vescovile in stille viennese, il centro commerciale Crisul di quattro piani, assaggiamo i fornetti poi sul Korzo. Prendiamo un gelato nella caffetteria museo dedicata a un poeta ungherese, Andrea Ady, la cui città preferita era Oradea; qui lavorò e di qui era la sua amante cui dedicò alcune delle poesie più appassionate. Torniamo sulla strada pedonale sempre per ammirare palazzi e guardare i negozi dei souvenir. Al teatro siamo arrivati al ponte centrale. A destra c’è la cupola della sinagoga. Vicino c’è l’Hotel Aquila Nera, un palazzo carino in stille liberty con una galleria luminosa. Visitiamo la chiesa ortodossa con la luna. Invece dell’orologio la chiesa ha inserito un disco di 3 m di diametro che mostra le fasi lunari.
Il pomeriggio andiamo a Felix, la stazione balneare; facciamo il bagno, visitiamo un lago naturale di ninfe rosa, una piccola chiesetta ortodossa in legno e i negozi.
Il giorno dopo prediamo il treno per Budapest e la sera prendiamo il pullman per Milano.