La sacerodotessa Irma Molnar è stata distinta con l'ordine dei cavalieri d'Ungheria per aver dedicato la sua vita a salvare il paesino di Jebuc (Zalau) dall'estinzione. Ha rinnovato la chiesa, la scuola del paesino, ha organizzato la scuola per bambini dai paesi limitrofi, pratticamente a riportato a vita il paesino.
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lunedì 24 novembre 2014
La prete distinta per aver salvato un villaggio
La sacerodotessa Irma Molnar è stata distinta con l'ordine dei cavalieri d'Ungheria per aver dedicato la sua vita a salvare il paesino di Jebuc (Zalau) dall'estinzione. Ha rinnovato la chiesa, la scuola del paesino, ha organizzato la scuola per bambini dai paesi limitrofi, pratticamente a riportato a vita il paesino.
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giovedì 16 luglio 2009
Danze ungheresi a Kalotaszeg
Ogni anno nella prima settimana di agosto si organizza a Kalotaszentkiraly (in romeno sancraiu, vicino a Huedin, nella regione di Cluj) il campus internazionale di danze ungheresi tipiche per questa importantissima regione folclorica ungherese. In video vedete lo svolgimento dei primi giorni del campus di danza. Per chi piace conoscere le danze tipiche della regione visitata è una buona occasione. I organizzatori conoscono l'inglese, sono preparati per accogliere partecipanti di tutti i paesi. Buon divertimento!
Il corso di una settimana costa 100 euro, qui è inclusso il corso di danza o di musica popolare, collazione, pranzo e cena. Si alloggia spesso nele tende o nelle case dei abitanti con 7-8 euro/persona. Per i bambini sono corsi di danza speciali ataraverso il giocco. Il campus chiude con una grande festa danzante.
Iscrizioni si possono fare qui:
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mercoledì 24 giugno 2009
Ristorante Agape in Cluj
Mi sto preparando di andare di nuovo a Cluj, a vederla con occhi di turista e non di studente. Per adesso sto solo raccogliendo informazioni. Oh certo Cluj mi è familiare, là mi sono laureata ma per esempio questo ristroante che mi sembra carino non lo conoscevo, forse non era ancora. E gestita dalla chiesa cattolica e ogni stanza ha un ambiente diverso di qualche regione tipica della Transilvania e musica tradizionale, ungheerse di Transuilvania con violini. Ci vado di siccuro. Poi come sarà lo dirò dopo.
http://www.hotelagape.ro/
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lunedì 22 giugno 2009
La bella Kolozsvar (Contesa Maritza), la canzone di Cluj
La melodia La bella Kolozsvar dall'opereta Contesa Maritza di Kalman Imre riccorda l'atmosfera di una bella e lieta città austro-ungherese del'inizio del novecento.
Nella scena il ragazzo si innamora all'improviso di lei e vuole sposarla. Il rittornello dice che: La bella Kolozsvar, staremo noi vicino al biondo Samos due cuori e una capanna, dalle alte colline ci guarderanno le foreste di pino, la neve sulle montagne è simbolo di speranza. La bella Kolozsvar ci aspetta vestita in roso bianco e verde. La canzone fa riferimento a una città ungherese in quanto solo nei ultimi 90 anni il numero dei romeni è cresciuto da 18% della popolazione a 85% capovolgendo i rapporti etnici.
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domenica 21 giugno 2009
Canti per Giulia, poesie di Petofi
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foto@erdely-szep.hu La statua di Giulia e Petofi Sandor a Coltau/Kolto, vilaggio natale di Szendrei Giulia, in Maramures. Il posto è un luogo visitato dai amatori della poesia di Petofi.
Che nome darti?, Petofi Sandor
tradotto si Stefano Marcus e Silvia Rho
Che nome darti,
quando nell'estasi del nostro incantato
chiaroscuro, contemplo la vespertina
stella dei tuoi bellissimi occhi,
come li vedessi per la prima volta...
Quegli occhi di cui ogni raggio
è una vena d'amore che nel mare
dell'anima mia si versa;
che nome devo darti?
Che nome devo darti,
quando lanci a me lo sguardo,
questa timida palombella,
di cui ogni penna è un ramoscello d'ulivo
di serenità. Accarezzarle è cosi dolce,
perchè della seta più morbide,
e più soffici del cuscino di culla
ceh nome devo darti?
Che nome devo darti,
quando risuona la tua voce di un timbro
che a sentirla gli alberi spogli
pur nel inverso, s'adornano
di versi foglie, credendo già venuta
la primavera redentrice tanto attesa,
poichè canta l'usignolo:
ceh nome devo darti?
Che nome devo darti
quando sulle mie labra posi
il rubuino acceso delle tue
e nel focoso bacio si fondono
le anime nostre, come all'aurora
notte e giorno si fondono
ed il mondo scompare, il tempo svanisce
e l'eternità effonde su di me
tutte le misteriose beatitudini:
ceh nome devo arti?
Che nome devo darti,
dolce madre della mia felicità,
figlia fatata del mio desiderio
che si alza nel cielo.
Tu sei la splendida realtà che supera
le mie più audaci speranze;
tu, mio solo bene,
ma che vale più di un mondo:
oh bella giovane, dolce sposa mia, che nome devo darti?

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Rittratti del poeta Petofi Sandor e la sua moglie Szendrei Julia, dipinti dal pittore Barabas Miklos.
Ti amo cara, Petofi Sandor
traduzione Stefano Markus e Silvia Rho
Ti amo, cara, ti amo
amo la tua graziosa leggiarda figura,
i tuoi occhi scuri, la tua fronte bianca,
i tuoi capelli neri, le tue rose guancie,
le tue dolci labbra,
la tua piccola delicata mano
che soltanto tocccarla mi è già schietto piacere.
Amo l'altro volo della tua anima, amo il tuo cuore profondo come il mare
Ti amo lieta o addolorata, se sorridi o piangi,
Amo le radiose tue virtù
e t'amo pur nei tuoi difetti
che non sono solo che l'eclissi del sole.
T'amo mia diletta sposa,
amo te come più ad un mortale è possibile amare.
Non c'è per me vita, non esiste mondo fuori di te,
ogni mio pensiero è intessuto con la tua persona.
Ti sento sempre, desto o nel sonno,
sei tu che rieccheggi
in ogni battito del cor mio.
Per te rinunzierei ad ogni gloria
e tutta la gloria acquistar vorrei per te.
Non c'è in me nessuna brama, nessuna volontà,
perchè io voglio ciò che tu vuoi.
Non c'è sacrificio che non mi sembri esiguo
se un piacere tu vi possa trovare
e qualsiasi minuzia
che prendendola ti recasse disappunto,
darebbe tormento a me
Ti amo, cara,
come giammai essere umano ha amato.
Ti amo quasi da morirne.
In una sola persona io sono per te
quanto insieme sono tutti quei che amar ti possono
e che solo per te vivono:
marito, figlio, padre, amante, fratello,
E per me in una sola persona tu sei tutto:
figlia, madre, sorella, amante e sposa.
Ti amo col cuore, ti amo con l'anima,
ti amo d'un amore folle e fantastico.
Se tutto questo merita premio e lode,
non a me spettano ma soltanto per te,
poichè da te ho appreso questo grandissimo amore!
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giovedì 18 giugno 2009
Festival di danze popolare di Kalotaszeg

Kalotaszeg è una delle regioni dove le tradizioni folcloriche sono ancora molto vive, le tradizioni di costumi e danze popolari sono bene conservati. A Mera (nelle vicinanze di Cluj/Kolozsvar) la fondazione Pro Traditia organizza il 21 gugno la sesta edizione delle danze popolare di Kalotaszeg per bambini. Il festival si apre con i spettacoli di danzza presentata da gruppi di bambini di diverse località di Kalotaszeg, seguita di concorsi di danze barbunc (danze maschili tipiche) e sarà seguita di serata di danza popolare libera. L'entrata a Festival è libera.
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mercoledì 10 giugno 2009
Castello Kendeffy, Santamaria Orlea
Il Castello Kendeffy di Sântămăria- Orlea si trova alle pendici dei Monti Retezat che fanno una bella cornice al castello. Nelle vicinanze ci sono chiese antichissime (del X-XI secolo). La famiglia Kendeffy fu una famiglia nobigliare importante in Transilvania, a un certo momento erano più ricchi del principe. Il castello nella sua forma attuale fu eretto il 1782. la leggenda dice che esiste una uscita sotteranea segreta che collega il castello dalla chiesa. Nel secolo XIX Kendeffy Árpád fecce circondare il castello da un bello giardino all'inglese, un bel giardino delle rose che oggi non c'è più. Il castello fu nazionalizzato, i conti furono cacciati e l'odio communista contro i ricchi lasciò il castello in degrado. Nel 1972 il castello fu ristrutturato e oggi funziona qui un albergo e un ristorante. In nessuna guida turistica non ho sentito raccomandazioni per questo albergo, un inn di due stelle. La famiglia Kendeffy ha vinto di recente il processo di ritrocessione insieme con i loro possedimenti, particolarmente foreste di monti Retezat e la gente del posto aspetta il loro ritorno.
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sabato 23 maggio 2009
Castello di Ineu
Castello-fortezza con quattro torri angolari nelle vicinanze di Arad, fu uno dei baluardi di frontiera del Principato di Transilvania. Il 1566 fu occupato dai turchi, il 1596 fu ripresso da Borbely Gergely,, nel 1646 all'odine di Rakoczi I Haller Gabor lo ricostrui, ma i tuchi lo occuparono d nuovo. Oggi è scuola. La piccola città che c che sorge sul fiume Crisul Alb conta 10.000 abitanti aveva una chiesa già nel 1199 e il 1561 era una città fiorente. I turchi lo distrusero varie volte. Qui si trovano anche i ruderi di un minaretto, e una chiesa protestane con torre di legno eretto nel quattrocento
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giovedì 21 maggio 2009
Castello Wesselenyi
.jpg)
Foto:@Voros Sandor Zsolt fron www.transilvaniantourism.hu
In Nord della Transilvania, ubicata sulle sponde del fiume Somes nella città di Jibou si trova il castello Wesselenyi. Venne costruito a partire dal 1778 e si trova oggi in buone condizioni. L’edificio venne eretto per sostituire un precedente castello cinquecentescoInfatti è un palazzo in stile barocco e classicista, con una loggia con quatto archi e torretti angolari.
Il conte Wesselenyi è diventato celebre anche per la sua lottà contro la schiavitù.
Nel parco grande che circonda il castello si trova un ampio giardino botanico e due serre in forma di globo (Dorme-globe), nello stille del piramide di Louvre.
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martedì 19 maggio 2009
Toroczko, dove il sole sorge due volte al giorno
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Foto@ transilvanianturism con la loro gentilla concessione
Vicino a Cluj si trova il piccolo paesino Remetea o Toroczko che con le use belle casse bianche ha ottenuto il premio Europa Nostra offerto a i più belli paesini. Infatti è centro molto attivo di turismo rurale, etnografico, dove i ospiti sono accolti proprio nella casa della gente del posto. Come mai il sole sorge qui due volte? Toroczko si trova ai pendici di un'immensa rocca, la Rocca degli Szekely/Szekelyko e in estate veramente dopo la prima alba il sole scompare del tutto dietro la rocca. E un fenomeno seguito dai turisti, quasi un rito svegliarsi per seguire il fenomeno. Oltre questo: nel paesino ci sono collezioni etnografici e c'è la chiesa unitariana che si può visitare. La chiesa unitariana fu legalizzata per la prima volta in Transilvania il 1568, da dove passò in Polonia, Olanda, Ingliterra e SUA. La sua ideea di base è il pacifismo, ma voglio dedicare un'altro intervento alla chiesa unitariana in genere, adesso parliamo di Toroczko.
Nelle vicinanze di Toroczko si trovano anche le suggestive rovine di un'antico castello, ci toviamo vicino delle Gole di Turda, la salina di Turda, di Gole di Rameti dove c'è un bel monastero ortodosso. Si organizzano inoltre escursioni a Cluj, Alba Iulia, Aiud e anche più lontano alla richiesta.
In una bibliotreca italiana ho trovato un'antica traduzione del libro di Jokai Quelli che amano una sola volta. Il posto dove trovano rifuggio per il loro amore i personaggi principali è proprio Toroczko, che poi viene descritta con parole molto idiliche naturalemnte, malgrado la guerra civile in atto nel 1848-1849.
Un'altra cosa bella, c'è la possibilità qui di andare con il parapendio e da Cluj si organizzano anche escursioni con cavallo fin qui.
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domenica 17 maggio 2009
Bartok Bela
Il massimo compositore autohtono della Transilvania, di fama internazionale rimane Bartok Bela (Nagyszentmiklós/Sânnicolau Mare 1881 – New York,1945). Lui è stato un compositore, pianista, studioso della musica popolare dell'Europa orientale e del Medio Oriente, fu uno dei pionieri dell'etnomusicologia. Le sue musiche sono ispirati dal folclore , romeno, bulgaro, unghherese . Questo brano si chiama La sera in una campagna szekely. Nella sua casa natia vicino a Timisoara è organzizzata una casa memoriale.
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venerdì 15 maggio 2009
Chiese con soffitti a cassettoni pitturati, Kalotaszeg
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Qui potete vedere un tipico esempio di soffitti a cassettoni composti da elementi diversi dipinti su legno; sono presenti specialmente nelle chiese protestanti della zona Kalotaszeg, a ovest di Cluj/Kolozsvar. Questa foto proviene da wikipedia, rappresenta il soffitto della chiesa di Huedin, Banfyhunyad, anticamente dominio dei conti Banffy. Altra caratteristica di queste chiesette sono le quattro torrette che circondono la torre. Questo significa che il paesino aveva diritto di giurisdizione.
A Huedin fermano le maggior parte dei treni sulla linea cluj-Oradea. Altre cose da vedere in città non ci sono. Noi ci siamo fermati qui, abbiamo visitato la chiesa, poi dalla stazione dei pulmann siamo pariti verso Rachitele da dove siamo saliti su Vladeasa, la più alta cima montuosa dei Monti Apuseni.
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Kalotaszeg

Tra Varadino e Cluj/Kolozsvar, più esattamente in alta pianura a ovest dell'antica capitale della Transilvania si trova la regione Kalotaszeg, una volta regione di confine della Transilvania. Questa zona è molto ricca dal punto di vista etnografico ed è conosciuta per i suoi costumi popolari, (nel Museo Etnografico di Budapest ci sono sette stanze dedicate a lei); in onore delle sue danze ogni anno vi si organzizzano dei campus internazionali di danza; il suo artigianato, le abitazioni con stanze riccamente adornate (anche troppo), sono una attrazione turistica di notevole fascino. Tutti gli ornamenti sono lavorati strettamente a mano. Tipico è il ricamo con motivi floreali, con tessitura molto fitta con cui vengono realizzate composizioni di vere e proprie opere d'arte. La regione è a maggioranza protestante. Nelle chiese protestanti non esistono elementi figurativi ed immagini, ci sono invece questi ricami che fanno da ornamento sulle pareti accanto al soffitto a cassetoni. Noi ci siamo fermati solo a Ivorul Crisului/Korosfo, ma da lontano si vedono le bancherelle con i prodotti artigianali.
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martedì 12 maggio 2009
Abiens valere jubet sanctos reges, Varadini
Janus Pannonius (1434-1472), grande figura della letteratura umanistica
ungherese. Fu inviato a Ferrara nel 1447 per seguire gli insegnamenti
dell’umanista ed educatore Guarino da Verona, la cui scuola divenne uno
dei centri più vivi dell’Umanesimo. Gli otto anni passati nella città degli
estensi furono decisivi per la sua vita, per il suo modo di pensare enaturalmente per la sua formazione letteraria. Da Ferrara si trasferì poi a
Padova. Ritornato in Ungheria non incontrò alcun compagno spirituale
adatto alla sua esigenza artistica e umanistica, il pubblico magiaro non era
ancora in grado di apprezzare appieno la sua poesia. In Ungheria soffrì una
profonda nostalgia perché, come disse Guarino, Pannonius, “fu italiano nei
suoi costumi”. Al centro della sua poesia c’era l’uomo che “deve rendere
bella e felice la vita”. Cfr. Folco Tempesti, La letteratura ungherese,
Sansoni-Accademia, Firenze-Milano 1969, pp. 23-24.
Una delle sue belle poesie si intitola Addio Varadino, infatti Abiens valere jubet sanctos reges, Varadini. Il poeta parte con la slitta trainata dai cavalli verso Budapest. Il poeta si separa con nostalgia dalla città dove ha compiuto i suoi primi studi, dalla biblioteca cosi ricca di libri, dal bel fiume fiume Koros/Cris, dalle acque termali curative, dalle statue di bronzo dorato dei re, di San Ladislao di cui chiede la protezione. E un'immagine bella che rispecchia l'importanza in quanto centro culturale della citta di Granvaradino già nel tempo dell'umanesimo.
In italiano non l'ho trovato, sono in ungherese, portoghese, tedesco e nel originale latino.
ungherese. Fu inviato a Ferrara nel 1447 per seguire gli insegnamenti
dell’umanista ed educatore Guarino da Verona, la cui scuola divenne uno
dei centri più vivi dell’Umanesimo. Gli otto anni passati nella città degli
estensi furono decisivi per la sua vita, per il suo modo di pensare enaturalmente per la sua formazione letteraria. Da Ferrara si trasferì poi a
Padova. Ritornato in Ungheria non incontrò alcun compagno spirituale
adatto alla sua esigenza artistica e umanistica, il pubblico magiaro non era
ancora in grado di apprezzare appieno la sua poesia. In Ungheria soffrì una
profonda nostalgia perché, come disse Guarino, Pannonius, “fu italiano nei
suoi costumi”. Al centro della sua poesia c’era l’uomo che “deve rendere
bella e felice la vita”. Cfr. Folco Tempesti, La letteratura ungherese,
Sansoni-Accademia, Firenze-Milano 1969, pp. 23-24.
Una delle sue belle poesie si intitola Addio Varadino, infatti Abiens valere jubet sanctos reges, Varadini. Il poeta parte con la slitta trainata dai cavalli verso Budapest. Il poeta si separa con nostalgia dalla città dove ha compiuto i suoi primi studi, dalla biblioteca cosi ricca di libri, dal bel fiume fiume Koros/Cris, dalle acque termali curative, dalle statue di bronzo dorato dei re, di San Ladislao di cui chiede la protezione. E un'immagine bella che rispecchia l'importanza in quanto centro culturale della citta di Granvaradino già nel tempo dell'umanesimo.
In italiano non l'ho trovato, sono in ungherese, portoghese, tedesco e nel originale latino.
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lunedì 11 maggio 2009
Ady
Il mio rapporto con Ady è particolare perchè lui ha lavorato ed amato molto la mia città Varadino / Oradea. Ne apprezzava l'atmosfera serena e nello stesso tempo non superficiale, ne amava l'apertura mentale e la vivacità culturale.
Lui stesso vi fondò un circolo culturale l'Holnap (l'Indomani), e la omonima rivista letteraria; In un piccolo parco nella antica caffeteria Mulleraj esite ancora un museo dedicato a lui, sulla cui terrazza si possono gustare deliziosi gelati. L' Hotel Astoria ricorda il luogo d'incontro del circolo letterario.
Ady proveniva da un piccolo paesino di Transilvania, Ermindszent, studiò a Zalau/Zilah e a Debrecen ma amava Varad anche perchè la sua amante era una signora di Varad di religione ebraica, che lui chiamò Leda, di cui esiste ancora la casa.
In suo onore il Liceo ungherese si chiama Liceo Ady Endre.
Allora posso dire che questi o questi tipi di articoli gli sento come una dischiarzione per la mia città che porta ancora malgrado tuto lo spirito del massimo poeta della cultura ungherese.
ADY Endre, Stiamo su una cima selvaggia
Stiamo su una cima selvaggia noi due
Stiamo abbandonati e rigidi
Aggrappati l’uno all’altra, senza lagrime, lamenti, parole:
appena un tremito e cadiamo
Ci legano lacci di carne e sangue
finchè stiamo così avvinghiati:
le nostre labbra livide e tremanti.
Finchè tu mi baci, non abbiamo parole:
ma se dici una parola, cadiamo
Ady Endre, Io sono parente della Morte
Io sono parente della Morte,
Amo l'amore che svanisce,
Amo baciare,
Chi se ne va.
Amo le rose malate,
Bramose quando sfiorite, le donne,
I lucenti, i malinconici
Tempi d'autunno.
Amo delle ore tristi
Lo spettrale, monitorio richiamo,
Della grande Morte, della santa Morte
Il sosia giocoso.
Amo chi è in partenza,
Chi piange e chi si sveglia,
E nei freddi mattini brinati
I campi.
Amo la stanca rinuncia,
Il pianto senza lacrime e la pace,
Di saggi, poeti, malati
Il rifugio.
Amo chi è deluso,
Chi è invalido, chi si è fermato,
Chi non crede, chi è malinconico:
Il mondo.
Io sono parente della Morte,
Amo l'amore che svanisce,
Amo baciare,
Chi se ne va.
L'autunno è entrato a Parigi
Ieri
l'autunno è entrato a Parigi
E scivolato per via San Michele
fra la canicola, e sotto le tremule fronde
s'è incontrato con me
Io erravo verso la Senna:
bruciavo nella mia anima strani alidi canti,
tristi, fumosi, corruschi:
m'annunziavano la morte
L'autunno m'ha appena sfiorato, m'ha sibilato
qualcosa. Ha trasalito tutta la via San Michele,
Zss, zss: un lieve brusio di foglie scherzose.
Un attimo. L'estate neppur se n'è accorta;
e l'autumno ridendo è scomparso.
Ma è venuto: io l'ho so. Sotto le fronde gementi
l'ho visto
Questa è solo una delle poesie che ho trovato in italiano. Ce ne sono anche altre ma penso che la poesia Az en menyasszonyom, La mia sposa/fidanzata/ o la mia metà, non sia tradotta. E' bellissima ma io decisamente non ho il coraggio di toccarla sarebbe un sacrileggio; perchè è tagliente, barbarica, carnale ma molto pura, e piena d'amore senza compromessi.
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martedì 5 maggio 2009
Petofi e Giulia, amore a prima vista, Castello degli Karolyi, Carei
In questo bello castello neoromantico della famiglia nobiliare Karolyi si sono conosciuti Petofi Sandor con la sau moglie Szendrei Julia. Era una serata di ballo e Petofi s'innamorò subito perdutamente di lei. Lei invece diceva a sua amica che non gli piace di lui perchè la guarda con troppa passione ma in realtà gli piaceva ma voleva metterlo alla prova. Petofi Sandor chiese la mano di Giulia ma al padre di Julia non piaceva Petofi Sandor perchè era troppo boemo, un'attore, un'artista. Allora Petofi andò a Debrecen e per dispetto chiese la mano di una attrice. Allora Giulia riusci a convingere il suo padre che lei non vuole nessun altro marito che Sandor. Un anno dopo i sono sposati e la prima notte lo passarono a Baia Mare/Nagybanya in una locanda che ancora oggi si riccorda di questo grande bello evento.
Voi, acacie di questo giardino...
Voi acacie di questo giardino,
alberi di dolce memoria,
ciascuno dei vostri rami
è tanto caro al mio cuore.
Diletti alberi, salve!
Siate benedetti
e benedetto sia anche colui che vi piantò.
Abbondante scenda su voi
benedizione di rugiada e di sole:
lieti canori uccelli tremolino
sui vostri rami; eterna duri la primavera
tra le vostre versi chiome;
ché la vstra vita
sia bella come la mia.
Sotto questi alberi vidi
per la prima volta la mia diletta;
di ques'acacie all'ombra
sedette rimpetto a me;
qui avenne che dal suo occhio
una scintilla d'amore
volò nel mio cuore.
Ricordo anche l'ora; e come non ricorderei,
nonostante il tempo da allora trascorso;
ricordo l'ora in cui accese
l'aurora del mio amore.
Un'aurora che non ha mai abbellito il cielo.
Quel alba si è tramutata in meriggio,
meno romantico forse, ma più pieno di ardore.
Verrà (e quando?) anceh il tramonto del mio amore?
Oh non temere, adorata donna del mio cuore!
Giungeremo al crepusculo, ma molto innanzi.
Se verrà, verrà per stendere sul nostro volto
una bella coltre dorata e quando
ci porranno sotterra, il nostro amore trasformato in una stella, brillerà
sulla nostra verdeggiante tomba
nell'azzuro cupo della notte.
A Coltau/Kolto da dove proveniva Julia c'è una statua che presenta i due innamorati. La luna di miele lo passaronò al castello di Ardud/Erdod di cui oggi sono rimasti solo i ruderi. Poi ci sono molte altre città che riccordano il poeta. Purtroppo Sandor morl due anni dopo lo sposalizio nelle battaglie nella Rivoluzine di 1848 vicino a Sighisoara.
Altri poeti e autori ungheresi della Transilvania . Ady Endre, Remenyik Sandor, Aprily Lajos, Dsida Jeno, Remenyik Sandor, Jannus Pannonius, Juhasz Gyula, Wass Albert, Arany Janos, Tamasi Aron, Benedek Elek etc.
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Petofi Sandor: Poesie di amore e di libertà
SE ALBERO FOSSI, poesia di Petofi Sandor
Sarò albero, se sarai suo fiore.
Se tu sarai rugiada io fiore sarò.
Sarò rugiada se tu sarai raggio di sole…
Mi basta che siamo una cosa sola.
Se, fanciulla, tu sarai il paradiso:
Allora io diventerò una stella,
Se, fanciulla, tu sarai l'inferno: (per
Unirci) io sarò dannato.
NON FU MAI INNAMORATO CHI DICE , Petofi Sandor
traduzione Stefano Markus e Silvia Rho
Non fu mai innamorato chi dice che l'amore
è una schiavitù; l'amore dà le ali e non catene:
anhce a me ha dato nuove ali.
Nessun uccello ha le ali simili a quelle
che l'amore ci fa spuntare. Alato cosi mi sembra anche troppo facile
sorvolare la terra.
Ascendo al giardino degli angeli,
su nei cieli, in un attimo per fare
una ghirlanda di stelle
con fiammeggianti rose del firmamenteo,
Ora mi avvolge fulgoe celeste, ora mi copre
infernale buio. Volo e per un istante intravvedo
Dio e paradiso; inferno e diavolo
Quando le mie ali si dispiegano,
tempo e spazio non esistoo più;
dalla creazione alla fine del mondo
dura il mio volo. E liberandomi cosi
tra cielo e l'inferno, pene e beatitudini
io e provo tutte in un baleno.
VORREI ABBANDONARE (1846)
Vorrei abbandonare questo mondo.
Tra i suoi splendori scorgo
tante acchie oscure.
Vorrei andare in una selva selvaggia
dove non fosse nessuno, nessuno.
Ascolerei lo stormir delle fronde,
il fruscio dei ruscelli
ed il canto degli uccelli.
Guaredrei l'errante schiera delle nubu.
Guarderei il sorgere e il calar del sole,
sin che alla fine
tramonterei anch'io
Del volumetto Nuvole. Alla traduzione tedesca di questa lirica di Petofi il futuro filosofo Friedrich Nietzsche, da giovane compose le note musicali.
LIBERTA
O libertà, concedici che alfine
ti si miri negli occhi.
Noi t'abbiamo aspettato tanto tempo
e le anime nostre nella notte,
ti cercavano errando come spettri.
...............
Ma perché. Libertà. pallido hai il volto?
è il ricordo di ciò che tu hai sofferto?
O forse non abbiamo ancora agito
molto per te?
O temi forse il tuo avvenire stesso?
No. non temere: ti difenderemo!
Sarò albero, se sarai suo fiore.
Se tu sarai rugiada io fiore sarò.
Sarò rugiada se tu sarai raggio di sole…
Mi basta che siamo una cosa sola.
Se, fanciulla, tu sarai il paradiso:
Allora io diventerò una stella,
Se, fanciulla, tu sarai l'inferno: (per
Unirci) io sarò dannato.
NON FU MAI INNAMORATO CHI DICE , Petofi Sandor
traduzione Stefano Markus e Silvia Rho
Non fu mai innamorato chi dice che l'amore
è una schiavitù; l'amore dà le ali e non catene:
anhce a me ha dato nuove ali.
Nessun uccello ha le ali simili a quelle
che l'amore ci fa spuntare. Alato cosi mi sembra anche troppo facile
sorvolare la terra.
Ascendo al giardino degli angeli,
su nei cieli, in un attimo per fare
una ghirlanda di stelle
con fiammeggianti rose del firmamenteo,
Ora mi avvolge fulgoe celeste, ora mi copre
infernale buio. Volo e per un istante intravvedo
Dio e paradiso; inferno e diavolo
Quando le mie ali si dispiegano,
tempo e spazio non esistoo più;
dalla creazione alla fine del mondo
dura il mio volo. E liberandomi cosi
tra cielo e l'inferno, pene e beatitudini
io e provo tutte in un baleno.
VORREI ABBANDONARE (1846)
Vorrei abbandonare questo mondo.
Tra i suoi splendori scorgo
tante acchie oscure.
Vorrei andare in una selva selvaggia
dove non fosse nessuno, nessuno.
Ascolerei lo stormir delle fronde,
il fruscio dei ruscelli
ed il canto degli uccelli.
Guaredrei l'errante schiera delle nubu.
Guarderei il sorgere e il calar del sole,
sin che alla fine
tramonterei anch'io
Del volumetto Nuvole. Alla traduzione tedesca di questa lirica di Petofi il futuro filosofo Friedrich Nietzsche, da giovane compose le note musicali.
LIBERTA
O libertà, concedici che alfine
ti si miri negli occhi.
Noi t'abbiamo aspettato tanto tempo
e le anime nostre nella notte,
ti cercavano errando come spettri.
...............
Ma perché. Libertà. pallido hai il volto?
è il ricordo di ciò che tu hai sofferto?
O forse non abbiamo ancora agito
molto per te?
O temi forse il tuo avvenire stesso?
No. non temere: ti difenderemo!
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