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sabato 6 febbraio 2010

Merlo e orso e primavera in Transilvania

In Italia si chiama settimana del merlo ciò che in Transilvania è infatti il giorno dell'orso. Il 2 febbraio la tradizione popolare vuole che: Il 2 febbraio l'orso finisce la lunga invernazione, si sveglia dal lungo sonno d'inverno e magro com'è e asonnato esce piano piano dalla sua grotta. E cosi debole che se vede la propria ombra si spaventa da morire e ritorna in fretta nella sua grotta, e si rimette a dormire. Allora l'inverno durerà ancora a lungo purtroppo. Se invece la gionata di 2 febbraio non fosse solleggiata ma cupa e nebiosa allora l'orso non se ne torna nella sua grotta e questa significa che la primavera è ormai vicina. Ed è proprio vero. Guarda il 2 febbraio era sole, era bello, i orsi di Transilvania sono usciti dalle grotte e si sono spaventati e tornati nella grotta. Ieri 5 febbraio ha nevicato di nuovo...Allora è proprio vera la storia con l'orso.

venerdì 19 giugno 2009

La foresta di pini

Molto tempo fa i uomini rispettavano con tremore religioso la foresta, prima di tagliare un'albero, specialmente un pino inginochiavano davanti a loro in un gesto di sacrificio neccessario. Sapevano anche che il momento migliore per tagliare il pino era quando c'era la luna piena.
Quando nasceva un bimbo, lo mostravanoa un giovane e forte albero di pino che sia cosi forte e bello come l'albero. Cosi legavano il destino del bimbo con quello del pino scelto.
Non voglio sapere cosa succedeva se qualcuno per sbaglio tagliava quel pino.

sabato 13 giugno 2009

Le Gole di Nera, l'occhio del Bey


Molto, molto tempo fa, quando i Turchi conquistarono queste terre, il Bey s'innamorò perdutamente di una ragazza del posto, ma il padre della ragazza per non vedere sua figlia tra le braccia di un Turco la uccise. Allora il Bey turco addolorato pianse inconsolabile la perdita della fanciulla. Dalle sue lacrime si formò questo laghetto azzurro, che a ricordo della leggenda si chiama appunto Occhio del Bey, Ochiul Beu in Rumeno: Il lagheto si trova nel Parco Naturale Nera-Beusnita dove (a 1,5 km dall' Occhio del Bey) ci sono anche le belle cascade di Beusnitza, e le selvagge gole di Nera, foreste di faggio.

giovedì 11 giugno 2009

La roccia di Babakai



foto@erdely-szep.hu
Seguendo il Danubbio prima di Moldova Veche, il fiume si divide in due rami che abbraciano un'isola nei pressi di uno scoglio chiamato La Roccia di Babakai (roccia del pentimento); Lo scoglio spunta solitario dalle acque prima delle porte di ferro questo scoglio, prima della costruzione della diga si alzava per 50 m fuori dall'acqua. Si dice che su questa roccia fu esilata la bella Zuleika, una odalisca del governatore turco di Golubac come punizione per aver tentato la fuga con un nobile ungherese. Lo scopo del Pascià era appunto quello di assistere al pentimento (ba-ba-kai in turco) della bella ragazza; ma non riusci a raggiunse tale scopo, perchè il nobile Ungherese scalò lo scoglio e trasse in salvo l'amata Zuleika. Il Pascià dovette subire lo scorno non solo di sapere che la sua odalisca era libera ma che si era anche convertita al cristiamnesimo. Quasi a voler canzonare la volontà del Pascià la gente del posto da allora chiamò quello scoglio Roccia del Pentimento.

Sogni e incubi in pietra nei Monti Caliman



Ci sono molte cose strane nei Monti Caliman, praticamente il risultato dell'erosione selettiva delle rocce vulcaniche. O chissa!
Per esempio c'è il Mulino del Diavolo. Alcuni banditi macinavano qui il male per diffonderlo in tutto il mondo, ma Dio li vide e li trasformò in rocce. Dio non aveva difficoltà a vederli perchè il suo trono è proprio su questi monti - Il Seggio Divino, Istenszek...infatti viene ricordato con questo nome anche nel romanzo di Dracula e accompagnatori e gente di Jonathan lo citano con grande reverenza, Perchè nelle loro credenze popolari Dio vive veramente là su quelle montagne e là appunto c'è il suo trono. Così anche "i dodici apostoli" hanno il loro scanno non molto lontano da queste montagne!
Nei Monti Ceahlau, a Nord Est dei Monti Caliman si trovano molta altre presenze pietrificate e ci basta un po di fantasia per riconoscerle; Una roccia per esempio è cosi strana che chiunque può accorgersi che non è una roccia ma una fanciulla transformata in pietra, è infatti la figlia di Decebalo che per sfuggire a Traiano chiese di essere trasformata in roccia. Più in là si può vedere una vecchia strega, è la Baba Dochia, trasformata in pietra con tutte le sue peccore.
Infine si dice che proprio su questi Monti, nelle foreste di Transilvania abitava la Madre delle Foreste, una dea che puniva in modo crudele tutti quelli che tagliavano più alberi o che uccidevano più animali di quanti fosse loro necessario. Ho paura che la Buona Dea abbia cambiato sede proprio ora che ce ne sarebbe tanto bisogno.

giovedì 4 giugno 2009

Kronstadt, Brasov la città della Corona



La città di Brasov per lungo tempo è stata conosciuta come Kronstadt una città sassone, cinta da possenti mura. Vi potevano abbitare solo i Sassoni. Va a loro merito che l'architettura ed i tanti monumnenti della città. Loro chiamarono la città Kronstadt perhcè quando stavano scavando le fondamenta della città trovarno tra le radici di una maestuosa quercia una corona regale.
Qualcuno dei presenti si ricordò del re Arpade Salomone e giurò che tale corona non poteva che essere quella nascosta dallo sfortunato Re prima di ritirarsi in ermitaggio.
I Sassoni considerarono il ritrovamento della corona un buonauguiro per la loro città e non a caso la chiamarono appunto "Citta della Corona" cioè Kronstadt, tale nome risulta dalle cronche per la prima volta nel 1355 anno in cui risulta fondato il Libero Comune.
L'attuale nome Brasov probabilmentè è più antico, e di proveninza slava, .

martedì 2 giugno 2009

Le pietre di Salomone, Brasov


A due kilometri dal Palazzo Comunale di Brasov, alla fine del quartiere Schei si trova una stretta gola, un bel paesaggio e una roccia. E' uno dei luoghi preferiti per weekend dagli abitanti di Brasov. Le rocce vengono chiamate le pietre di Salomone (immagine@wikipediacommons). Ma chi era questo Salomone? n due parole Salomone era un re che fu maledetto dalla sua madre di finire la vita come eremita, solo dimenticato di tutti.

La regina ungherese Anastasia di Kiev ed il re Andrea II Arpadino non avevano avuto per lungo tempo figli, allora promissero la successione al trono al principe Bela e a suoi figli Geza e Laszlo.
Dopo ciò la regina rimase incinta e mise al mondo un maschio che fu chiamato Salomone. A quel punto la regina rivendicò il trono per suo figlio. E per evitare discussioni lo fece incoronare a 4 anni con la corona mandata dall'Imperatore Bizantino Konstantinos Monomachos e lo fece sposare con la principessa tedesca Giuditta che aveva 10 anni. Ma a Geza, cugino di Salomone, tutto ciò non piaceva perchè aveva perso il trono che ormai considerava suo, e non perdeva occasione di sfidare o minacciare Salomone. Malgrado che insieme combattessero sia contro i Pecenegi che contro i Bizantini, tuttavia anche sul campo di battaglia Geza non perdeva occasione per dimostrare che era più bravo del re Salomone. Salomone per risolvere la contesa provò ad attirarlo in una trappola e farlo uccidere con l'aiuto della nobiltà di corte.
Anastasia, la madre provò a convingerlo di vivere in pace con i cugini e a permettere anche a loro di regnare, a quel punto Salomone aggredì addirittura sua madre e solo Giuditta, sua moglie riuscì a fermarlo.
Come reazione la madre Anastasia prese le parti dei cugini ed addirittura maledisse il proprio figlio dicendogli di morire solo e dimenticato da tutti. Nell'immagine soprail dipinto di Orlai rappresenta proprio il momento in cui la madre maledice il figlio)

Salomone si alleò allora con gli antichi nemici, i Pecenegi contro la sua propria famiglia. Non si conoscono bene gli avvenimenti ma la vittoria non arrise a Salomone perchè si sa che spari in una battagla dei Pecenegi contro l'Impero Romano d'Oriente.
La leggenda invece vuole che la maledizione materna si avverò ed il re Solmone deluso della vità politica si sia ritirato in una grotta vicino a Brasov e vi fosse rimasto come eremita per il resto della sua vita, e per questo le rocce vicino a Kronstand si chiamano appunto pietre di Salomone.

I ruderi del castello di Zetea I



Nella terra dei szekely, vicino a Szekely Udvarhely/ Odorhei si trova Zetelaka. Nelle vicinanze sulle alte coline c'era una volta un castello, oggi sono solo ruderi. Zete, l'ultimo padrone del castello fu un uomo ricco e libertino. Ebbe una moglie che mori presto e gli asciò un figlio. In una notte al desiderio del padrone del castello hanno portato qui una bambina, nessuna sapeva chi è e da dove l'hanno portata. Il figlio di Zete aveva pocchi anni più di lei e feccero veloce amicizia. Passarono i anni in fretta l'amicizia, l'abitudine, la complicità si trasfrmarono in un amore segreto tra di loro. Zete non sservò nulla. Poi scoppiò la guerra contro i cumani e andò anche il figlio di Zete sul campo di battaglia. Ma era più grande la guerra nel cuore della ragazza quando seppe che è rimasta incinta. Zete lo vuolew cacciare via dal castello. La ragazza non si suiccidò solo pechè si fidava dal'amore del suo fidanzato. Infatti Lui era molto felice e chiese il permesso dal padre a sposarla. Invece il padre lo maledisse perchè la fanciulla era sorella di Lui. Il ragazzo si sentiva tradito dal padre, e gli chiese perchè solo adesso glielo sta dicendo, perchè ha nascosto sempre l'origine della ragazza. Zete invece si infuriò e vuole uccidere il suo figlio . Il figlio salta in sella del cvallo e scappa, il padre lo segue. Ma il padre lo raggiunse e lo uccisse. Sotto i piedi di cavallo la terra divento infertile. La ragazza disperata nel castello abbracciò il suo bimbo, prese una torccia e dede fuoco al castello,m, poi sali nella torre e si buttò in abisso.
Appessantita da ytanti peccati il castello fu inghiottito dalla terra, alcuni ruderi o pietre si vedono ancora. I abitanti si spostarono lontano dal posto del maledetto castello e fondaron Zetelaka. In primaverra si trovano fiori selvatici attorno alle antiche ruderi. Questi fiori sono cresciuti dalle lacriem della ragazza.

mercoledì 20 maggio 2009

Il Pico della fanciulla

Pico della fanciulla (Dealul fetii)Sulla riva del fiume Crisul Repede (Sebes/Koros) si ege una alta cima rupestre chiamata Pico della Fanciulla. Si dice che molto molto tempo fa alle falde di questo monte abitava un guerriero givane e prode, rispettato ed amato dai suoi vicini, ma non da quell-unica creatura che lo avrebbe potuto rendere felice, se lo avesse amato. Lui amava la figlia di un proprietario terriero dei dintorni, la qualle superava in bellezza, tutte le ffanciulle della sua età. Egli ardeva da desiderio di averla in sposa. Il giovane non cessava di pregarla in tutti i modi che lo mettesse alla prova come le pareva, se voleva convincersi della purezza del suo amore.Ma erano vanni tutti i suoi tentaivi. Finalmente lei si decisse: se egli la porterà tra le sue braccia su quella alta collina, camminando spedito e senza riposarsi, allora sarà la sua per sempre. Il giovane fu subito d'accordo. Prese tra le sue braccia la fanciulla e intrapresse a passi rapidi il difficile camino della prova. L'amore gli diede le forze, lo spettacolo della fanciulla amata che teneva tra le sue braccia e si agrappava alle sue spalle gli faceva dimenticare tutte le difficolta sicché percorsero due parti del cammino; ma il difficile doveva ancora venire: il sentiero si faceva sempre più ripido e i suoi passi diventavano sempre più insiccuri, tuttavia egli si sforzava di andare avanti e chiamando a raccolta tutte le sue energie riusci a raggiungere la vetta fatale. Allora gli scivolo dalle braccia il suo caro tesoro ed egli cade ai piedi di lei, mentre il sangue gli sgorgava dal petto. Lancio verso la fanciulla un unltimo sguardo d'amore illimitato, poi i suoi occhi si chiussero per sempre. La fanciulla si rese conto della fedeltà di quel cuore che aveva rifiutato, ma era troppo tardi. Da allora in poi essa non vlle più vedere nessun uomo , visse in totale solitudine su questa montagna che da allora si chiama Picco della fanciulla.

La fortezza di Deva




{Nella valle del basso Mures tanto tempo fa vivevano le fate. Loro avevano creato quelle colline e avevano ordinato le valli. Alcune fate erano bellissime. Una aveva le sue tende nella zona di Deva, l'altra nella zona che oggi di chiama Sanmaria Orlea, ma allora si chiamava la città della felicità ; la terza abitava la destra di Mures, a Soimos. Le tre fate, che giocavano sempre assieme decisero di costruire ognuna qualcosa di bello e indistruttibile. Ognuna costrui una fortezza, ma delle tre fate solo Deva chiese anche l'aiuto di Dio, e Dio l'aiutò ad alzare appunto la fortezza di DEVA che nessun nemico esterno avrebbe potuto distruggere. Questa antica leggenda ricorda infatti che la fortezza alzata sulla collina di Deva affrontò tante vicende, durò più a lungo degli altri due castelli; ed alla fine se fu distrutta fu a causa di una esplosione prodotta per errore da un soldato che la ridusse rovina, ma come aveva detto la leggenda non fu distrutta da un nemico esterno

Un altra leggenda dice che la fortezza fu alzato inmurando una persona, la moglie dell architetto nelle mura

La fortezza è molto fascinossa vista dalla valle di Mures. L'anno scorso era in restauro, se l'hanno finita vale la pena visitarla.
Sempre qui si trova la tomba di David Ferencz, il fondatore della chiesa unitariana

La sfinge


C'era una volta nei monti Carpazzi, vicino alla Piatra Craiului una bellissima fata, l'ultima fata vivente. A Rupea invece dove una cima nera ricorda ancora il suo castello viveva una principessa maga con il suo unico figlio che amav a tanto. Il ragazzo si innamorò di della fata; La madre lo incoraggiava anche perchè la fata era ricca e gli sarebbe piaciuto che i suoi nipoti fossero maghi o fate. Il ragazzo che avrebbe potuto trovare tante belle ragazze aveva occhi e cuore solo per la fata. Ma lei lo rifiutò , malgrado le sue dichiarazioni e prove di amore, Lei rimasse impassibile. Lui non non riusci più a dormire, non voleva più vivere, dimagri e si ammalò,. La sua madre disperata provò tutte le magie delle erbe che conosceva bene ma no riusci a farlo guarire. La madre allora pregò e poi minaccio di morte la fanciulla, per convincerla ad accettare l'amore del suo ragazzo ma niente allora la perseguitò e la maledisse: "che tu possa trasformarti in pietra perché di pietra hai il cuore". E proprio in quel momento la fanciulla si pietrificò. Ed è anche oggi consolazione per gli innamorati respinti e monito per gli indifferenti che provocano pene d'amore. Gli escursionisti la chiamano la sfinge.

Il sorgente delle meraviglie, Monti Apuseni

Anche oggi esistono nei Monti Apuseni dei ghiacciai sotteranei, grotte con ghiaccio, quello di Scarisoara, quello di Focul Viu, ma c-era una volta quando tutto il sottosuolo dei Monti di Biharia era regno del Gielo. Il Re Gielo, padrone del mondo sotteraneo aveva una bellissima figlia chiamata Fioco di Neve che amava tanto. Gli ha fatto un bel palazzo di ghiaccio sotteraneo tutto di cristalli di ghiaccio. Lei era felice, cavalcava il suo orso bianco e modellava cristalli di neve. Ma un giorno, malgrado il divieto che il Re Gielo imposse la tata della fanciulla fecce l imprudenza di raccontare alla ragazza della terra si sopra, la terra del re sole e delle foreste e prati della Biharia. La ragazza si accorse che il re Gielo aveva gelato il cuore di tutti e implorava in lacrime la tata di portarla a vedere la terra di sopra. Nel piu grande segreto le donne uscirono proprio all alba. Fiocco di Neve si senti affascinata, dall-aroma dei fiori di foresta, dai colori dell sole sorgente. Invanno la tata disse che e tempo di tornare. Il re sole come vidde la bella Fiocco di neve si inamoro subito. Ebbero anche un bimbo, ma gli uomini della sua padre si trasformarono in alberi della foresta per spiarla e quando Il sole era andato via rubarono il bimbo. Lei torno nel regno di ghiaccio per riscattarlo ma il suo padre senza cuore la chiuse in una cela di ghiaccio. Lei pianse e pianse e pianse affinche le sue calde lacrime feccero sciogliere l intero mondo sotteraneo del ghiaccio, il castello merlato, tutto, e di tutta questa acqua gelida sboccio sulla superficie un sorgente, il sorgente delle mervaiglie, vicino a Stana di Valle, acqua benedetta.
Il video è una pubblicità dell'acqua di questa sorgente, che usa prorpio questa leggenda- l'amore del re del fuoco con la regina del ghiaccio. Si dice che l'acqua aliena i dolori causati dall'amore, ma secondo me solo se è bevuta là sul posto. Da provare

venerdì 15 maggio 2009

Le gole di Torda


Le gole di Torda sono una ricca riserva naturale grazie alla abbondanza di piante tipiche. E' una gola cosi stretta che sembra una montagna spaccata in due. Tra le sue pareti scorre il fiume Hesadat. Nei punti più ripidi si trovano le grotte, che hanno avuto un ruolo importante nella storia della Transilvania, alcune di esse sono anche state fortificate.
La leggenda dice che le gole si sono formate quando il re San Ladislao costretto alla ritirata mentre era inseguito dai sui nemici fu salvato dalla montagna che spaccandosi impedì a quelli di raggiungerlo. Ancor oggi la gente del posto vi può mostrare l'orma dello zoccolo del cavallo del santo lasciato a memoria dell'evento.
Noi abbiamo percorso le gole d Torda partendo da Tureni, un piccolo paesino a tre stazioni di pullmann da Cluj verso Turda, ma possono essere raggiunte anche da Rimetea o Turda. Ci sono alberghi a Cluj che vi organizzano escursioni.

giovedì 14 maggio 2009

San Ladislao e Granvaradino


La leggenda vuole che il cavallo del San Ladislao, arrivato dove sorge la fortezza di Varadino inciampò ed il cielo si aprì e il re cavaliere vide la Madonna con Gesù Bambino. La Madonna gli disse di fondare in questo posto una città che Lei avrebbe bendedetto. Nel dipinto che si trova sopra l'altare maggiore nella Basilica di Varadino viene rappresentato proprio questo momento fondate della Città. Il cielo e il cavallo lo volevano, ed il re costruì la cittadella, le mura e la cattedrale; chiesa che divenne presto un importante meta di pellegrinaggi. Inoltre nel posto dove si fermò il cavallo sorse dell’acqua termale con efetti curativi. Il re (Ladislao I di Ungheria) è legato a Vardino anche attraverso un'altra leggenda. Si narra che San Ladislao morì in Ungheria mentre si preparava per andare alla prima crociata nel 1090, La corte voleva fargli il funerale dove era morto ma i cavalli si rifiutarono di fermarsi finché non arrivarono a Varad. In seguito anche altri Re d'Ungheria, per esempio Sigismondo di Lussemburgo chiesero di essere sepelliti qui nella fortezza.
In ogni maggio si festeggia, in forma di cerimonie religiose e laiche, la "estum Varadinum".
San Ladislao è uno dei santi che si incontrano più spesso nelle chiese cattoliche della Transilvania.

lunedì 11 maggio 2009

Il Pifferaio Magico ovvero come sono arrivati i sassoni in Transilvania


Il pifferaio magico, vetrata nella chiesa di Hamlein autore Augustin von Moersperg (1592).


Il 1284 la cittadina sassone di Hameln fu invasa dai ratti. I ratti distruggevano tutto, mangiavano i alimenti, tenevano in terrore intera città. Allora nella piazza di Hamelin apparve un uomo che disse che lui poteva liberare la città da questa maledizione ma in cambio vuole essere pagato. Gli abbitanti consderarono troppo alto il prezzo ma alla fine concesserò. Allora il pifferaio comminciò a suonare e i topi colpiti da l' incantessimo gli si radunarono attorno poi lo segurono a passo di marcia nella campagna e fino al fiume Wasser dove entrarono e annegarono tutti. Il pifferaio chiede di essere pagato ma i abitanti incautamente rifiutano di pagare. Allora lui decide di vendicarsi. Spari per un tempo poi riapparve il 26 luglio nella piazza di Hamelin con un volto che faceva paura e un capello rosso strano sulla testa, con un nuovo flauto magico e comminciò a suonare. Per questa volta i bambini da quattro anni in su furono colpiti dal incantesimo, si radunarono attorno a lui e lo seguirono verso la campagna. Ma qusta volta non gli portò verso il fiume ma verso la montagna dove entrò con tutti in una grotta che si chiuse dietro di loro. Nessuno a Hamelin gli rivide più. Solo un bimbo sordo e uno zoppo rimasero e questo seconodo raccontava con nostalgia in che bel posto ha promesso il pifferaio di portargli. La leggenda dice che i 130 bambini sbucarono fuori in Transilvania dalla caverna di Almasch in questa pitoresca valle di Vargyas (Varghis) Ma a causa del lungo cammino uscirono che erano già grandi e arrivati in Transilvania vi si insediarono, e fondarono le sette citta, Siebenburgen o la Transilvania sassone.

sabato 9 maggio 2009

La leggenda della Detunata


Impressionanti le colonne basaltiche in Monti Apuseni chiamate Detunata; ricordano lontane ere geologiche e rocce volcaniche. Alcuni dicono che sembrano le canne di un'organo. Solo pochi sanno come si sono realmente formati; una struttura simile sembra il risultato di un'evento soprannaturale. La leggenda dice che "C'era una volta, molto tempo fa, il popolo delle fate e questo popolo vivevapriprio in questo paese. Ma un dì il popolo delle fate fu attaccati dal popolo dei giganti; uno di questi giganti si insedio nelle vicinanze di Lupsa e lì tendeva aggurati ai popolo delle fate che quando ne trovava qualcuno lo uccideva senza pietà.
Allora le fate per salvarsi si rifuggiarono nelle foreste. Il gigante aveva un figlio, Dalkar un conquistatore di donne a tal punto da non essere in grado di stare stretto a tutte le quelle che lo adoravono.
Il suo passatempo preferito era la caccia. Una volta mentre inseguiva un cerbiatto non si accorse che si era fatto tardi. Senti un canto, si avvicinò e vide una bella fata che cantava. Lei si spavento ma lui riusci a tranquillizzala, anzi le istillò una tale fiducia che lei lo invitò in casa per passare con lei la notte, complice la notte nel loro animo divampò l'amore.
Il padre di Dalkar quando venne a sapere che suo figlio si era inamorato di una fata non credeva alle sue orecchie lo mise in guardia e lo minacciò "come hai potuto innamorarti di una nostra nemica, Guai a te se continui a frequentarla";
Ma Dalkar a dispetto dei consigli e delle minacce paterne continuò a frequentarla; fingeva di partire per la caccia ed invece andava da lei.
Però un giorno mentre Dalkar andò alla ragazza vide che lei era n grande pericolo agredita di qualcuno. Lui uccise il criminale ma non riusci salvare la ragazza che cade morta nelle sue braccia. Appena allora riconobbe che il criminale era il suo proprio padre e che non era venuto da solo cntro la ragazza ma con una armata di giganti. Grido di dolore bestemmiando. La terra si apri sotto gli inamorati e li inghioti, mentre l'armata di giganti del padre fu trasformata nelle gigantesche colonne basaltiche. Oggi si chiamano Detunata, si trovano in Monti Apuseni.

mercoledì 6 maggio 2009

La leggenda del Lago Santa Anna



Tanto tempo fa, nella foresta regnava solo l'eternità. Gli alberi cresevano alti fino al cielo dopo centinaia d'anni invecchiavano cadevano si sfaldavano, nel loro posto crescevano altri alberi, la terra diventò morbida sotto i passi di quiunque l'avesse disturbato. Ma non c'era nessuno a disturbarlo. In quei tempi le fate abitavano tutta la terra e anche le acque del lago che non fu mai disturbato dal passo del'uomo. Le fatine giocavano tutto il giorno con pesci e rane nel lago, siedevano nei calici dei fiori e si pettinavano i lunghi capelli; il reuccio verde delle acque sonnechiava su una coperta di alghe, le cigale e gli uccelli imparavano a cantare dalle fatine.
Ma un giorno l'uomo scoprì questo posto bellissimo e tranquillo, gli piacque, e come avrebbe otuto non piacergli, e decise di construire qui una chiesetta. La chiesa divento un luogo di pelegrinaggio, qui arrivavano malati, peccatori per ritrovare la pace dell'anima, e il suono della campanna risuonava facendo eco con le montagne.
Allora comminciò l'incubo per le fatine che non sopportavano il suono delle campane, si nascondevano nel profondo del lago e uscivano solo di sera. Per dispetto prendevano in giro i monaci che passeggiavano accanto al lago. Poi si nascosero in un'altro lago che lo coprivano con un grosso stratto di alghe verdi ma anche cosi la campanna gli distruggeva la tranquillità.
Nella valle vicina al lago una sera un gulyas (mandriano) pascolava le sue mucche. Accesse un fuoco per scaldarsi quando senti il grido da un torro dalla direzione del lago, andò a vedere cos'è successo ma non trovo nulla. Invece affondo fino alle ginocchia in fango e torno verso il suo fuoco dicendo tante quelle parolacce. Grande gli fu la meraviglia quando vide vicino al suo fuoco il re del lago, con barba di muschio e pelle coperta di alghe. Il gulyas aveva sentito tante storie sulle fate che si rallegrò molto di incontrare qualciuno: - Cosa mi hai portato? - Oro e argento -E cosa devo darti in cambio?-chiese. -Devi prendere la campanna della chiesa e buttarlo nel lago là dove cresce quel pino rosso che arriva fino al cielo.
Un giorno chiesero ad un contadino romeno di rubare per loro la campana. Questo lo fece, loro gli diedero in cambio due sacchi di oro e perche i sacchi erano pessanti cambiarono il disgraziato in bue, cosi le poteva portare. Grande fu la meraviglia dei monaci che non avevano più campana e le nuove campane non vuolevano suonare. Allora il prete fece un sogno, gli apparve Maria la vergine e gli disse che la campanna doveva essere ripresa dal fondo del lago. Ma i giovanni che provavano ad immergersi nel lago non tornavano più, fin a quando una fatina, la piu bella non si innamorò di un giovane szekely e lo sposò. Il loro figlio riuscì nell'impresa e riportò la campana dal fondo del lago alla chiesetta, ma con ciò il mondo delle fate sparì.
Ma chi sa, forse non è scomparso del tutto.


Il lago Santa Anna è un lago di origine vulcanica. Siamo andati una volta con pulmann partendo da Miercurea Ciuc e un'altra volta da Miercuerea Ciuc a Tusnad con il treno poi a piedi tra foreste siamo andati al lago. Il 26 agosto ci sono le feste di Sant'Anna.

La leggenda dell Lago Rosso




Si dice che qui viveva una volta una ragazza molto bella, chiamata Eszter, con capelli neri , ochi verdi e un corpo di sogno. In una matina di luglio e andata alla fiera in Gyergyo (Gheorgheni) dove incontro un bello ragazzo. Lui era cosi forte che poteva uccidere un orso con le mani, ed er il piu bravo anche nel scolpire il legno e costruire una casa. I due giovani si inamorarono. Lui gli compro là nella fiera un dolcetto di miele con lo spiechietto e una sciarpa azzura, poi la chiese in sposa . Purtropo poco tempo dopo lui doveva andare in armata, in guerra. Lei lo aspettava, soognava di lui era molto felice quando passeggiava nella foresta di abeti vicino al fiumiciattolo guardando il tramonto. Dalla sua nostalgia di amore si comossero anche i monti. Ma succede allora che un ladro rapi la ragazza. Voleva forzarla di essere la sua. Lei si opponeva. Lui diventava ancora piu agressivo. Allora lei chiese aiuto dali monti muti attorno a se. Egli monti rispossero. Si senti un tremendo rumore, si scosse tutto attorno e commincio una pioggia di pietre. La fanciulla, il bandito , e anche il pastore che pascolava la gregge furono seppelitti tutti sotto la frana. E nella mattina dopo nel posto del fiumiciatoo apparve il Lago Rosso o il Lago Criminale (Gyilkosto). La gente del paese osservò che il coloreverde del lago ha il colore degli occhi della ragazza.
Infatti il lago è formato in seguito a una frana. Ci s arriva con mezzi propri da Gheorgheno salendo sugli serpeggianti. MOlto vicino si trovano le gole di Bicaz.

La leggenda del Olt e del Mures


Tantissimi anni fa, su una grande rupe inaccessibile dei Carpazi orientali, nele montagne di Hasmas, c’era un vecchio castello con due torri. Vi abitava un giovane Re, con la sua bellissima moglie, la fata Tarko e con due figli gemelli, essi vivevano felici. Un giorno il re dovette andare in guerra e la fata Tarko e i bimbi ogni giorno aspettavavano il suo ritorno, ma passarono gli anni, il re non tornava, si sentiva che fosse esiliato al Pontus Euxinus. I due gemelli decisero di andare per cercarlo. La mamma disse che bensi lei volesse che loro trovassero il loro padre ma nello stesso tempo li voleva avere sempre vicino. Decise di trasformargli in fiumi pregandoli solo di rimanere sempre assieme. I fratelli promisero ma quando la madre pronunciò la parola magica i fratelli si contradissero e uscirono dal castello, uno dalla torre sud, l’altro dal torre nord e presero direzioni opposte. Olt irruento e sventato per natura, spronò il suo cavallo verso mezzogiorno, verso il sole e la luce. Mures, tranquillo si diresse verso mezzanotte. Poco dopo, però sia Mures che Olt cominciarono a sentirsi tristi senza il fratello e ambedue girarono il cavallo per cercare di rincontrarsi, ma non ci riuscirono ed ognuno continuò il proprio cammino. Quando l’Olt rattristato perse ogni speranza a ritrovare i suoi cari vide un largo fiume e non gli veniva a credere quando dalle onde senti la voce del suo fratello, "Fratello mio, vieni!, questo grande fiume ci portera al nostro padre" L’Olt si buttò e i due fratelli finalmente trovarono l’accordo tra le sponde del Danubio e ritrovarono il padre al Mar Nero e portandogli il mesaggio di amore della loro mamma

martedì 5 maggio 2009

Re Csaba e la Via stellare degli eserciti

La leggenda dice che i Szekelyi sono discendenti degli unni. Il figlio di Atilla, Csaba, li lasciò qui, e promise che sarebbe tornato ad aiutarli quando ce ne fosse stato bisogno. In effetti era tornato dopo 10-20 anni per aiutarli nelle battaglie. Ma quando 200 anni dopo furono attaccati e non speravano di sopravvivere, allora una grande armata condotta da Csaba discese del cielo e si fermò sulle cime delle montagne. Questo fu sufficiente per spaventare i nemici; e la via polverosa che si vede di notte, la Via Lattea, altro non è che la via degli eserciti, per la polvere stellare alzata dai cavalli di Csaba.>